Nel destino di Brera, Palazzo Citterio era l'ultima delle incompiute, il lato mancante che impediva di aggiungere l'aggettivo Grande a una Pinacoteca di livello europeo, costretta a nascondere negli scantinati tesori d'arte di grande valore. Ci deve essere una qualche fatwa o antica maledizione che incombe sul museo se oggi, dopo il fallimentare progetto firmato dall'architetto Sterling e il lungo immobilismo che ha condizionato l'intero sistema Brera, dall'Accademia all'Orto botanico, si fa un passo indietro dopo che ne era stato fatto uno in avanti, o almeno così sembrava per le varie Soprintendenze che si sono succedute negli ultimi anni. Ma forse anche questo era un passo falso, un altro spreco di milioni dopo i 40 miliardi di lire buttati al vento nel 1991, se il direttore Bradburne decide di rimettere tutto in discussione, presentando un controprogetto che prevedere modifiche strutturali all'edificio e tempi di consegna più lunghi. Quarantacinque anni dopo l'appello alla realizzazione della Grande Brera e gli sforzi dell'illuminato sovrintendente di allora, Franco Russoli, Milano è ancora alle prese con il rebus bekettiano di un restauro, invocato e atteso come la venuta di Godot. Le parole del direttore manager Bradbourne, in scadenza di contratto ma felicemente adottato da Milano per il pragmatismo che ha tolto un po' di polvere a Brera, sono una sentenza che avvalora certe critiche espresse con durezza da un ex assessore e critico d'arte come Philippe Daverio. Ieri Bradburne ha portato le sue correzioni, imprescindibili, per poter collocare adeguatamente opere che non potrebbero essere traslocate per errori vistosi di progettazione. E ha messo anche le mani avanti, sia per il prolungamento del mandato sia per una sua rimozione, ventilata da chi nel governo non vuole direttori stranieri nei musei italiani. Che su Palazzo Citterio si stia giocando una partita politicamente rischiosa è evidente. Ed è normale che la Sovrintendenza si difenda, affermando che tutti erano al corrente, che i lavori erano finiti e che non si spiegherebbe un altro anno di cantiere. Toccherà al ministro Bonisoli dirimere la querelle, se non si vorranno far volare altri stracci sulla testa di Brera. Ma il sindaco e il Comune non possono restare a guardare: Brera è patrimonio della città. A meno che si voglia fare di Palazzo Citterio un museo autonomo e di Brera qualcosa a parte. Due debolezze in una. Ma questa è un'ipotesi che nessuno auspica.