Rondini che volano tra tralci di vite e grappoli d'uva e, tutt'intorno, gli spazi verdi che si allargano sul paesaggio circostante incastonati fra lesene dipinte color rosso pompeiano. Il bianco che da secoli ha ricoperto la volta dipinta a grottesche e le pareti decorate con finti pergolati e scene di campagna ancora non lascia trapelare tutta la bellezza degli affreschi appena ritrovati del Casino dell'Orologio a Villa Borghese. Ma ormai è solo questione di tempo. Perché, ormai tornati alla luce, gli affreschi torneranno completamente visibili con la fine dei lavori di ripristino del Casino che, nel '600, nacque come abitazione del giardiniere della villa per poi trasformarsi nel museo che raccoglieva le oltre cinquanta sculture ritrovate negli scavi di Gabii. E già oggi il sindaco Veltroni li presenterà ufficialmente ai romani. «Il ritrovamento non è stato casuale - spiega Alberta Campitelli responsabile per il Comune di Roma per le Ville Storiche che già nel suo libro dedicato a Villa Borghese e scritto in occasione del centenario della villa aveva accennato alla presenza di "un'ampia stanza coperta a volta dipinta a grottesche con vedute di paesaggi" - e sono emersi durante il rifacimento degli ambienti interni che trasformeranno l'antico Casino dell'Orologio nella nuova sede dell'Ufficio città storica». Un ritrovamento importante come ogni volta che emergono dal passato resti di pittura parietale romana, tutt'ora rara e sempre ricca di particolari interessanti da aggiungere alle attuali conoscenze. Per ora dallo strato di tinta bianca che ha ricoperto la volta emergono con chiarezza l'aquila e il drago sormontanti da una corona, simbolo della famiglia Borghese e le geometrie rosso pompeiano. Mentre sulle pareti si intravedono già i tralci di vite e piccoli uccelli che svolazzano e che torneranno definitivamente alla luce con il completamento dei lavori. «Tutte le decorazioni ritrovate fanno parte del Salone principale del Casino» spiega ancora la dottoressa Campitelli che nel suo libro ricostruisce la storia dell'edificio usato, dopo la spoliazione della collezione museale ad opera di Napoleone nel 1807, «nella seconda metà dell'800 per le mostre della Società degli Acquerellisti romani e, quindi, come trattoria per i visitatori della villa».