Padre Bernardo nel discorso finale del millenario. Per l'iter serviranno due anni Nessuno ci aveva fatto caso a San Miniato al Monte: «Non siamo patrimonio dell'umanità dell'Unesco». Neppure l'abate padre Bernardo, fino a ieri. E nemmeno a Palazzo Vecchio. Eppure i confini dell'area Unesco finiscono al Forte Belvedere. È quindi ora, si lancia nella proposta l'abate nel discorso conclusivo della maratona lunga un anno per celebrare il millenario della basilica di correggere questo «errore del 1982»: «L'abbazia faccia parte del patrimonio dell'Unesco». È proprio di una «svista» che si può parlare perché tra i criteri che nell'82 hanno permesso al centro storico fiorentino di entrare nella lista dei luoghi da tutelare è elencata anche l'abbazia. Pur rimanendo, per pochi metri, fuori dall'area prevista. «La nostra presenza ha proseguito Bernardo rafforzerebbe il valore universale del sito fiorentino senza una variazione sostanziale dei criteri. Dal 2017 la comunità dei monaci benedettini segue e partecipa alle attività portate avanti dall'ufficio Unesco del Comune». Il sindaco Dario Nardella si è subito schierato al fianco dell'abate in questa campagna e ha dato mandato a Carlo Francini, responsabile dell'ufficio Unesco del Comune di Firenze, di approfondirne la fattibilità. Per Nardella la richiesta «cade nel momento giusto». «Siamo prontissimi a raccogliere la candidatura e studiare la procedura che ci porterà fino a Parigi per ottenere l'ampliamento dell'area di Firenze fino a San Miniato». Al momento ci sono «solo» due ostacoli all'avanzamento di una nuova candidatura: il prosecco e le Alpi marittime. Il primo per la categoria «patrimonio immateriale» e le seconde per quella di «patrimonio materiale» sono le proposte italiane del 2019. Non ne sono ammesse altre. «Certo che il prosecco potrebbe fare anche un passo indietro ha sottolineato il primo cittadino Con tutto il rispetto per il prosecco che anche a me piace, non c'è confronto con San Miniato». Stesso ragionamento varrebbe per le Alpi. Per questo Nardella non pensa di proporre una «nuova candidatura» che inizierebbe un iter complesso, lunghissimo e difficilmente vittorioso. Opterà per una «minor modification» (piccola modifica, nel linguaggio Unesco) dell'area già considerata, che si allarghi dalle mura cinquecentesche fino a San Miniato. Un iter burocratico di circa due anni, pieno di ostacoli da superare. Ma fattibile. Mentre una modificazione «mjaor» confliggerebbe con Alpi e prosecco. «Questo luogo è un simbolo identitario non solo di Firenze ma anche nazionale rafforza il suo pensiero Bernardo E lo dico senza indulgere in sovranismi perché San Miniato è un luogo profondamente monastico, benedettino e dunque europeo, europeo, europeo». Lo ha detto tre volte, alzando con forza la voce.