Lettera al governo italiano. Coinvolti 132 comuni, azioni unitarie per difendere la città VENEZIA. L'immagine che il sindaco Luigi Brugnaro ha sempre voluto usare è quella di una perla Venezia all'interno di una conchiglia che comprende l'area metropolitana vasta, che non si ferma al territorio della città metropolitana, ma racchiude più province del Veneto e arriva fino alla montagna. L'obiettivo è di creare un'area a «protezione» della Serenissima. Non a caso Il piano prevede il coinvolgimento di 132 comuni, quattro provincia e la Città metropolitana per una ulteriore tutela ambientale e paesaggistica. Adesso è arrivato il via libera dell'Unesco, al quale si era rivolto Brugnaro già nel gennaio 2017 quando aveva illustrato la proposta durante l'incontro a Parigi. Nei giorni scorsi infatti il Centro per il patrimonio mondiale ha comunicato all'ambasciatore italiano all'Unesco che la proposta dei confini della buffer zone così viene chiamata l'area che deve garantire un livello di protezione aggiuntiva ai beni riconosciuti patrimonio mondiale dell'umanità è stata giudicata conforme ai requisiti tecnici richiesti e che sarà proposta al Comitato nella seduta che si terrà a Baku in Azerbaijan dal 30 giugno al 10 luglio, dove si discuterà anche della questione che riguarda l'inserimento di Venezia nella black list dei siti a rischio. Non ci sarà nessun vincolo aggiuntivo rispetto ad oggi, ma sarà uno strumento utile per il coordinamento delle azioni già in corso, a diversi livelli amministrativi e di pianificazione, per la tutela dei valori culturali, ambientali e paesaggistici che hanno determinato l'iscrizione di Venezia nella lista del patrimonio mondiale. La buffer zone infatti si definisce il limite di sicurezza entro la quale sono definite e messe in atto tutte le misure di prevenzione e mitigazione delle pressioni esterne. Dal turismo alla gestione delle acque, come nell'ultima acqua alta record di ottobre dello scorso anno con tutto il Veneto in ginocchio per il maltempo e i fiumi tracimati quasi ovunque. Il piano presentato da Ca' Farsetti, ma sottoscritto anche dalla Regione (che fa parte del Comitato di pilotaggio), prevede l'estensione dell'area «cuscinetto» a 511 mila ettari, coinvolgendo le province di Padova, Rovigo, Treviso e Vicenza oltre che tutta la città metropolitana di Venezia e andando a sovrapporre tre ambiti quello ambientale, quello strategico e quello storico-paesaggistico e unendo in questo modo i siti Unesco delle Dolomiti, di Vicenza e le ville Palladiane, l'0rto botanico di Padova. La chiave di lettera che Venezia ha voluto dare facendo la proposta al Patrimonio mondiale vuole essere la storia della Serenissima, che si estende dalle montagne al mare, i cui valori richiedono una forma di tutela "di sistema" estesa oltre i confini politici-amministrativi della città metropolitana fino a coprire l'intero bacino scolante della laguna, estendersi in direzione nord ovest fino a comprendere i paesaggi di bonifica del Veneto orientale e in direzione sud est all'area del delta del Po. Venezia così si allineerebbe ad altri siti mondiali patrimonio dell'Unesco dotati già di buffer zone, come ad esempio Roma e Firenze in Italia, considerando che è anche il «retroterra» a determinare la tutela e l'integrità del sito protetto. Una prima versione prevedeva l'allargamento ad un'area minore, l'ipotesi finale, con 132 a «difesa» della Serenissima è frutto dal confronto tra Ca' Farsetti e Palazzo Balbi.