Nel deposito dei Musei Civici: «Opere inaccessibili al pubblico» Pavia. «Nei nostri depositi ci sono oltre 900 dipinti e 20 mila incisioni antiche. Tesori di grande valore che pochissimi hanno avuto il privilegio di ammirare». La direttrice dei Musei Civici del Castello Visconteo di Pavia, Francesca Porreca, apre le porte a quello che a tutti gli effetti è considerato il caveau delle meraviglie del maniero pavese. Qui, tele ed intere collezioni dall'incredibile pregio, vengono trattate con estrema cura dagli archivisti conservatori che, in occasioni particolari e con permessi speciali, accompagnano studiosi e ricercatori in visita. Solo alcune di queste opere, a rotazione, arrivano in mostra: il resto è tutto custodito nei due saloni illuminati dalle bifore, dove si è narrata la storia tra Medioevo e Rinascimento. «Tutti i dipinti che non sono esposti, per ragioni di conservazione oppure perché non pertinenti a livello tematico o cronologico, restano in queste stanze spiega Francesca Porreca . Sarebbe bello poterle esporre sempre al pubblico, ma occorrono investimenti importanti». Il primo salone è quello dedicato alle stampe, il tesoro curato da Laura Aldovini, grande esperta di incisioni antiche. Migliaia di grandi volumi con opere di Dürer, Rembrandt, Mantegna, Burgkmair, Cranach, che escono da quei cassettoni solo di rado. «Tutto è partito dal prezioso lascito Malaspina spiega la curatrice . Le incisioni sono soggette a sensibile deterioramento, quindi possono restare esposte per tre mesi e poi ricoverate per tre anni, come da disposizione ministeriale». Dopo la sala delle incisioni, si entra nel cuore pulsante del caveau del castello, quello delle chassis, enormi rastrelliere che sorreggono piccoli e grandi dipinti, capolavori artistici da raccontare. Sono eredità di benefattori e mecenati pavesi che lasciarono le loro collezioni ai Musei. Si parte dal Cinquecento e si arriva al Novecento; spuntano chicche che nessuno ha mai visto. Alcune tele di scuola rinascimentale sono coperte da garze e carta giapponese per il restauro. Molte opere, per poter essere curate dai segni del tempo che avanza, devono compiere lunghi viaggi, anche se potrebbe concretizzarsi un progetto tanto atteso, quello dell'atelier del castello: «Avere un laboratorio di restauro interno sarebbe un sogno dice la direttrice dei Musei . Ci consentirebbe di evitare di mandare altrove i nostri tesori, permettendone il recupero e lo studio direttamente qui». Un'operazione da ventimila euro annui, il preventivo, che si andrebbe ad aggiungere ai nuovi interventi di illuminazione e agli allestimenti delle sale aperte al pubblico per rendere meglio fruibili le opere. Come la Pinacoteca antica in cui troneggiano la Pala Bottigella del Foppa, il Cristo portacroce e i certosini di Bergognone, il Ritratto d'Uomo di Antonello da Messina; la sezione di Scultura Moderna e Gipsoteca; la sezione Archeologica nella Sala Azzurra; la sala del Modello ligneo del Duomo. Quest'ultima custodisce una vera rarità: un modello in legno, con migliaia di tasselli ad incastro senza alcun chiodo, che riproduce fedelmente la Cattedrale pavese, realizzato alla fine del 1400 dalle maestranze che poi la edificarono: «Stiamo mettendo a punto il progetto di rifacimento di questa sala che prevede l'installazione di un nuovo basamento con proiezioni luminose da sotto per ammirare anche gli interni del modello, e l' aggiunta di pannelli e una videoguida sulla storia del Duomo». Oltre alle mostre di richiamo internazionale, dunque, esiste un dedalo di meraviglie ancora poco conosciute: «In esposizione fino al 28 luglio ora ci sono sessanta opere, superbe nature morte di De Chirico, De Pisis e Carrà, mostra che sta avendo successo, ma ogni sala dei Musei merita davvero di essere scoperta».