Dall'altra parte del mondo, a Seul, l'hanno addirittura «copiata», riproducendola in tutto e per tutto - compresa l'acqua zampillante - dentro una fermata della metropolitana. Anita Ekberg, con la leggendaria scena ne «La dolce vita» di Federico Fellini, aveva fatto sì che lo splendore venisse ammirato in ogni angolo del pianeta. Ma Fontana di Trevi, patrimonio dell'umanità, ha perso ormai il suggestivo fascino che l'ha resa celebre. E sembra volersi arrendere al ruolo di comprimaria. Perché gli ambulanti se ne sono impossessati, la sfruttano per presentare al meglio la paccottiglia esposta sulle bancarelle, lungo i marciapiedi. E, a sentire il comandante dei vigili urbani, Antonio Di Maggio, cercare di riportare l'ordine nella piazza e nelle stradine adiacenti è un'impresa. Disperata. Perché? Perché i risultati di qualsiasi intervento della polizia municipale sfumano nel giro di una manciata di ore. Perché non esistono norme capaci di tutelarne l'immagine, di garantire il fasto che merita, di evitare cioè l'assedio perenne dei venditori abusivi a romani e turisti. Ma la Capitale non può rinunciare a battersi per il suo decoro. Serve uno scatto d'orgoglio. Collettivo: di istituzioni e cittadini.