NAPOLI. Per sua ammissione, la vicenda giudiziaria e, soprattutto, l'ipotesi investigativa riguardante la presunta ricettazione, non lo lascia «del tutto indifferente». E che «stupore e indignazione» sono in queste ore i sentimenti che prova «in egual misura». Ma per l'ex ministro Ortensio Zecchino si tratta di moti dell'animo sotterranei, dissimulati dal proverbiale aplomb . «Quando i carabinieri racconta sono venuti a casa mia, peraltro sono stati gentilissimi, ho chiesto solo una cosa: non facciamo diventare questa piccola vicenda un altro caso Dell'Utri». Può spiegare la sua versione dei fatti? «Che dire? A monte c'è un atto di generosità personale verso la cultura pubblica». In che senso? «Il Centro europeo di studi normanni, da me fondato insieme con altri studiosi una trentina di anni fa, ha una biblioteca limitata, più o meno conta duemila volumi. Io, per ottenere il riconoscimento di Istituzione culturale di rilievo, ho messo a disposizione il patrimonio libraio personale, che supera i diecimila. Non si tratta di una donazione vera e propria. Ho messo online i titoli e perfino le fotografie dei libri in modo che chiunque possa chiedere di prendere visione dell'opera. Pensa che se avessi detenuto libri di dubbia provenienza mi sarei comportato così?». E come spiega allora l'accaduto? «Si è partiti dall'equiparazione senza alcun fondamento dei libri sequestrati ad alcuni titoli sottratti nella biblioteca comunale Mancini, che ha vissuto traversie incredibili a partire dal terremoto dell'80. Innanzitutto non c'è identità tra i volumi, ma solo una compatibilità. Ma soprattutto, voglio ricordare che dei 27 libri sequestrati la maggior parte ha un valore molto scarso, sia dal punto di vista commerciale che culturale, spesso si tratta di tomi scompagnati di opere incomplete». In ogni caso, come sono venuti in suo possesso? «Alcuni li ho ottenuti negli anni Settanta in seguito alla ripartizione di un'eredità. Pensi che a me toccò un ventesimo di un quarto. Tra tanti volumi di scarso valore venni in possesso anche di un prezioso incunabolo (un libro stampato con caratteri mobili prima del '500, per questo detto anche quattrocentina). Di altri conservo il certificato di acquisto rilasciato dagli antiquari che me li hanno venduti». Qualche preoccupazione? «Conto onestamente di chiarire tutto, il fatto è che in Italia i tempi della giustizia spesso sono lunghissimi. Ecco, nelle more, temo che il Centro studi possa ricevere qualche pregiudizio. Oltre a ciò, naturalmente penso alla mia reputazione». È vero che molti bibliofili sono disposti anche al furto per ottenere il libro dei desideri? «Ci sono bibliofili e bibliomani. Da studioso del diritto acquisto solo volumi che suscitano un reale interesse culturale. Non mi sono mai fatto prendere dalla mania del possesso».