Il sospetto è che nella biblioteca del Centro studi normanno di Ariano Irpino, fondato 30 anni fa dall'ex ministro dell'Istruzione Ortensio Zecchino, siano finiti libri antichi trafugati dall'altra biblioteca cittadina, quella comunale intitolata a Pasquale Stanislao Mancini. Per questo motivo la Procura di Benevento ha iscritto Zecchino nel registro degli indagati con le accuse di ricettazione e riciclaggio. Nei giorni scorsi i carabinieri specializzati nella tutela dei beni culturali hanno perquisito a lungo la biblioteca del Centro studi normanno, sequestrando 27 volumi. Zecchino si difende: «Ora non fate di me un nuovo caso Dell'Utri». NAPOLI. Il sospetto è che nella biblioteca del Centro studi normanno di Ariano Irpino, fondato 30 anni fa dall'ex ministro Ortensio Zecchino, siano finiti libri antichi trafugati dall'altra biblioteca cittadina, quella comunale intitolata a Pasquale Stanislao Mancini. Per questo motivo la Procura di Benevento ha iscritto Zecchino nel registro degli indagati con le accuse di ricettazione e riciclaggio. Nei giorni scorsi i carabinieri specializzati nella tutela dei beni culturali hanno perquisito a lungo la biblioteca del Centro studi normanno, sequestrando 27 volumi: presentano infatti, come scrive nel decreto di sequestro il pm Marilia Capitanio, «elementi di compatibilità e corrispondenza» con alcuni dei testi scomparsi nel 2015. Zecchino, appassionato bibliofilo oltre che ministro dell'Università e della Ricerca tra il 1998 e il 2001, smentisce categoricamente che i libri sequestrati dai carabinieri siano quelli scomparsi dalla biblioteca Mancini. L'avvocato che lo assiste, Vincenzo Regardi, ha discusso già ieri al Riesame il ricorso per il dissequestro. Tra oggi e lunedì i giudici dovrebbero depositare in cancelleria l'ordinanza con la decisione. Il furto nella biblioteca comunale di Ariano Irpino avvenne nel marzo del 2015 e suscitò, com'è comprensibile, grande indignazione in città. Ci furono polemiche anche perché non fu il sindaco, Domenico Gambacorta, a rendere pubblico il furto, ma gli organi di stampa. Il professor Giovanni Maraia, fondatore dell'associazione «Ariano in movimento», che sarebbe scomparso l'anno successivo, indirizzò a Gambacorta una lettera dai toni molto duri, denunciando l'incuria per i beni culturali: «Esprimiamo il nostro disappunto per la sottrazione di centinaia di libri antichi dalla biblioteca Mancini del Comune di Ariano. Doveva essere lei a darne notizia alla collettività arianese e non i giornali. Le chiediamo di rendere pubblico l'elenco dei libri antichi mancanti e di informare la collettività arianese sui sistemi di sicurezza adoperati (allarmi, video sorveglianza interna ed esterna eccetera) a protezione dei libri antichi e dell'intera biblioteca. A noi risulta che la biblioteca Mancini manchi del pur minimo sistema di protezione interno ed esterno. Nella stessa condizione viene a trovarsi il Museo della Ceramica, i cui oggetti d'arte, forse, non sono catalogati e la loro custodia è affidata, per poche centinaia d'euro, ad un'associazione privata e non a dipendenti comunali. Con molta probabilità, la sciatteria della sua amministrazione, riguardo alla cura e protezione della biblioteca Mancini, ha favorito la sottrazione dei libri antichi. Attendiamo di essere smentiti e di sapere da lei che la biblioteca Mancini e il Museo della ceramica sono, oltremodo, protetti». C'è dunque molta attenzione sull'inchiesta della Procura di Benevento e sulle valutazioni che farà il Riesame. La vicenda ricorda quella della biblioteca dei Girolamini di Napoli saccheggiata negli anni scorsi, con il prelievo illegale di centinaia di libri. Per questa vicenda l'ex direttore della biblioteca, Marino Massimo De Caro, è stato condannato in via definitiva a sette anni di reclusione per concorso in peculato, mentre si sta ancora svolgendo il secondo processo in cui a De Caro è contestata l'associazione a delinquere. Tra gli imputati (accusato di peculato) figura anche l'ex senatore di FI Marcello Dell'Utri, che secondo l'accusa ha ricevuto da De Caro 14 libri, tutti restituiti a eccezione di una rara copia dell'Utopia di Tommaso Moro: l'ex senatore sostiene che non si trovi più. Secondo la Procura, De Caro era stato nominato direttore della biblioteca proprio per prelevarne i volumi più pregiati da consegnare all'amico politico. La posizione di Dell'Utri in un primo momento era stata stralciata. Successivamente i magistrati avevano chiesto e ottenuto dal Senato l'autorizzazione a utilizzare le intercettazioni telefoniche.