Ecomostro bipartisan. Il nuovo grido d'allarme di Legambiente Arcipelago Toscano ha scosso l'Elba a stagione balneare non ancora terminata scatenando prevedibili polemiche, con tanto di repliche e controrepliche sull'argomento in questìone. Che non pare, a dite il vero, cosa da poco. Secondo l'associazione ambientalista, infatti, i 45 mila 700 metri cubi di cemento e mille posti letto del cosiddetto «Villaggio paese» di Vigneria, nel comune di Rio Marina, fanno «impallidire gli altri ecomostri elbani come quello di Procchio, bloccato dalla Magistratura (9000 netri cubi), o quello di Pontecchìo a Porto Azzurro (29 mila metii cubi), fallito solo per l'opposizione di ambientalisti e Parco nazionale». Sta di fatto che il consiglio comunale del piccolo municìpio elbano -poco più di duemila abitanti, amministrato dal centro destra - ha detto sì quasi all'unanimità, afferma Legambiente nella sua nota, a «un vecchio e superato progetto delle giunte di Sinistra, frutto avvelenato della chiusura delle miniere di ferro negli anni '80», ora riproposto in un rassicurante «Piano attuativo per la realizzazione di attrezzature culturali turistche e per il tempo libero ad integrazione del Parco Naturale e del Parco Minerario». L'enorme colata di cemento, affermano gli ambientalisti dell'Arcipelago, si andrà così ad aggiungere «al fallimentare modello dei villaggi separati che niente ha dato all'economia dell'Elba Orientale», in un piccolo territorio che dove le seconde case sono già 1645, «con una crescita del 547,64 dal 1971 al 2001» e «dove sono previsti dal Piano Strutturale 259 mila 853 metri cubi di nuove costruzioni e grandi ampliamenti di «lui villaggi turistici come Capo d'Arco». Come si nota nell'immagìne virtuale allegata al progetto (foto sopra), l'intera collina di Vigneria - prosegue la nota - «verrà ricoperta da case e alberghi a picco sul mare, un nuovo paese chiuso ed autosufficiente, lontano ed autonomo dal bellissimo e trascurato centro storico di Rio Marina, ma gigantesca operazione immobiiare estranea a storia, ambiente e economa dell'Elba. Una nuova colonizzazione del territorio con la scusa della valorizzazione e che porterà alla distruzione di risorse e bellezze paesaggistiche». Unica voce contraria in consiglio comunale, quella della dirigente di Legambiente Arcipelago Toscano Lucia Fascia, che da sola si è opposta al voto congiunto della maggioranza di centro-destra, guidata dal sindaco (nonché senatore e sottosegretario alla Difesa) Francesco Bosi, e della minoranza di centro sinistra. «Dove la politica divide - è il commento di Legambiente - il cemento unisce». E «a rendere ancora più clamorosa l'approvazione bipartisan della colata di cemento è il fatto che il Piano attuativo - , che interviene su aree dell' ex compendio minerario - è stato presentato dall'Agenzia del demanio. Quindi si tratta di cemento pubblico, di un progetto che appena approvato verrà venduto al migliore offerente per far cassa, cioè, vista l'enormità dell'impegno finanziario e di quanto ai potrà costruire, alla grande speculazione immobiliare nazionale ed internazionale che sta già mettendo solide radici all'Elba». «A meno di due mesi dalla solenne firma del protocollo d'intesa per un "Piano strutturale unico" degli otto comuni elbani - concludono gli ambientalisti - le parole di soddisfazione e speranza dell'assessore regionale Conti sembrano scritte sull'acqua, smentite ogni giorno dalle concretissime scelte cementificatorie di molte amministrazioni comunali. I due milioni di metri cubi di cemento che minacciano l'Elba e che sembravano scongiurati dalla forte opposizione della società civile, che pareva aver trovato una solida sponda nella Regione Toscana, ora ritornano sottoforma di varianti e piani attuativi, pubblici e privati, approvati da tutte le forze politiche».