Lodi, in quattro anni meno di mille visitatori Lodi. È considerata un gioiello del barocco lombardo ma nemmeno i lodigiani la conoscono. Sono serviti vent'anni e quasi un milione di euro per restaurarla, ma l'hanno visitata meno di mille persone. E da quando è scaduta la convenzione con il Touring Club, che la teneva aperta alla domenica grazie ad alcune guide volontarie e al progetto «Aperti per voi», entrarvi è diventato impossibile. Chiusa, inaccessibile e nascosta: Santa Chiara Nuova mirabile esempio di «barocchetto» è un caso approdato anche in consiglio comunale. Il suo sottoutilizzo e la necessità di rilanciarla hanno messo d'accordo tutti, perfino nemici politici come Partito Democratico, Lega e Cinque Stelle che hanno votato all'unanimità una mozione che impegna la giunta a riaprire il bene storico e architettonico e a organizzare iniziative ed eventi per promuoverlo nel circuito turistico cittadino. Un fascino misterioso, quello di Santa Chiara Nuova, a cominciare dalla sua posizione: in una via secondaria del centro, parzialmente celata dietro una «esse» che fino all'ultimo nasconde alla vista sia la chiesetta a forma ellittica che il chiostro. Ex convento delle monache clarisse fin dal 1459, nel Settecento fu riedificata in stile barocco per poi diventare orfanotrofio femminile per due secoli fino agli anni Ottanta e da allora polo per eventi culturali, di fronte al quale è aperto il centro studi dedicato ad Ada Negri con un archivio di oltre 5 mila documenti appartenuti alla poetessa lodigiana. Almeno tre i gioielli conservati al suo interno: il ciclo di affreschi, il coro ligneo e un organo Serassi del 1770. Tutti recuperati all'antico splendore in un ciclo di restauri partito nel 1997 e conclusosi esattamente vent'anni dopo. «Il Comune informa l'assessore alla Cultura Lorenzo Maggi per Santa Chiara Nuova fino a oggi ha speso 886 mila euro: metà per la cantoria e metà per la chiesa barocca». Un gioiello però ammirato fino a oggi da pochi intimi: 997 in tutto tra il 2014 e il 2017, durata della convenzione con il Tci, «con un picco di 427 visite solo nel 2015 e per il resto meno di 200 all'anno», informa ancora Maggi. Numeri miseri, «non degni di una meraviglia come l'ex convento delle Clarisse che vorremmo rilanciare con aperture straordinarie per concerti di musica classica e serate di poesia», assicura il vicesindaco che annuncia di avere un accordo in tasca con le due accademie musicali Gerundia e Gaffurio, più la possibilità di riaprire la chiesa affidandola ancora al Touring. Il modello più gradito è una Santa Chiara Nuova «alla viennese», come avvenne l'8 luglio scorso con il concerto di un quartetto d'archi femminile: chiesa stracolma e un'atmosfera magica tra Mozart, Corelli e Vivaldi, e a far da cornice gli affreschi appena restaurati da Giuseppina Suardi, una professionista che all'attivo ha il recupero di opere di Perugino, Tintoretto, Tiepolo e che di santa Chiara Nuova «si è letteralmente innamorata», racconta Germana Perani, console del Touring Club. Da allora la chiesetta ha chiuso i battenti e nessuno ha potuto più ammirarla. «Va riaperta al più presto e pubblicizzata», consiglia Simonetta Pozzoli, ex assessore alla cultura Pd. Con il Touring c'è un discorso aperto per ripartire con le visite ampliandole al fine settimana, ma non si farà nulla prima del 2020: «Fino ad allora consiglia la Perani, archeologa e museologa varrebbe la pena di farla vivere di più con iniziative culturali e renderla più accessibile con cartelli indicatori. È anomalo come gli stessi lodigiani non la conoscano, ma il futuro di Santa Chiara Nuova non può essere fuori da un circuito turistico».