Lo raccontava Paolo Di Stefano su queste stesse pagine nel giugno scorso. Sul patrimonio librario di Umberto Eco (1932-2016) è intervenuto lo Stato con un vincolo per non separare le due collezioni di libri (antichi e moderni) e l'archivio dello studioso, che sarebbero, secondo il disegno del ministero dei Beni culturali, ospitati insieme nel Palazzo del Senato, a Milano. La Sala degli affreschi al primo piano ospiterebbe il nucleo antico, mentre al pianterreno verrebbe collocato l'archivio con i testi moderni. Gli eredi di Umberto Eco invece i figli Stefano e Carlotta e la moglie Renate Ramge avrebbero voluto suddividere tra l'Università di Bologna dove Eco ha insegnato dal 1971, e la Biblioteca Braidense. Adesso, a distanza di svariati mesi, si aggiunge un ulteriore tassello a questa storia. Gli eredi del professore hanno depositato un ricorso al Tribunale amministrativo regionale della Lombardia contro questo vincolo di indivisibilità apposto dalla Soprintendenza archivistica e libraria sull'intero corpus librario di Eco: 1.200 volumi antichi, 30 mila moderni, più l'intero archivio, per tutelare un patrimonio che è «un compendio di interesse storico particolarmente importante». Il ministero si dice comunque disponibile a un dialogo.