Via Confalonieri, Martinelli al vertice dell'ente «Polo multimediale per celebrare la Resistenza» Ira Anpi: no al museo. Del Corno: spazio flessibile Multimediale e interattivo. Suoni, voci: non oggetti. È la lingua che parla la nuova generazione, bellezza. La Casa della Memoria ospiterà lo Spazio Resistenza, già ribattezzato il museo della discordia. Perché se da una parte c'è l'ambizione del Comune di raccontare in un modo innovativo il periodo storico che va dal fascismo alla nascita della Repubblica, dall'altra resta l'opposizione dell'Anpi, che sostiene che quello non possa essere lo spazio adatto. Perché piccolo e perché ruba spazio ad altre iniziative divulgative. Dalle ceneri della mediazione fallita tra le diverse anime, che ha portato alle dimissioni dell'ex presidente della Casa della Memoria Andrea Kerbaker, nascerà la nuova fase. E sarà affidata al professor Alberto Martinelli, che a breve riceverà ufficialmente l'incarico dal sindaco Sala. Sarà lui a guidare la fase di decollo di uno spazio nato tra le polemiche. «Non si può rinchiudere un pezzo così importante di storia in 450 metri quadri dice il presidente dell'Anpi Roberto Cenati . Noi abbiamo indicato delle alternative molto credibili: il Museo del Risorgimento in via Borgonuovo. Ma anche la palazzina dell'ex collegio Calchi Taeggi, in corso di Porta Vigentina, dove gli spazi erano ben diversi. Nessuna risposta del Comune». Che ha seguito l'altra strada, scegliendo la sede di via Confalonieri, all'Isola. La decisione si pone in contrasto con la convenzione sottoscritta il 24 aprile 2015 dall'Anpi con il Comune di Milano. Dove non era prevista la realizzazione del Museo Nazionale della Resistenza nella Casa della Memoria. «Sarà un'installazione museale permanente ma non per questo irreversibile. Se fra qualche anno ci renderemo conto di aver sbagliato rotta, torneremo indietro», spiega l'assessore alla Cultura Filippo Del Corno. A livello architettonico, la mano è dello Studio Milani, la curatela scientifica dell'Istituto Parri. «La vera urgenza culturale è l'alfabetizzazione delle nuove generazioni. I giovani sono attratti più dal multimediale che da una conferenza parlata. Che poi di solito hanno una platea di gente già formata. Noi dobbiamo provare ad allargare l'area delle coscienze. E questo è il treno su cui dobbiamo salire». Verrà mantenuto uno spazio per presentazioni di libri e dibattiti: una sessantina di posti. Non si riusciranno a fare spettacoli e concerti. «Ma in quel caso il Comune sarà a disposizione per trovare di volta in volta una sede adatta», aggiunge Del Corno. Il progetto sarà il capofila di una rete di altri 24 musei italiani dedicati a questo periodo storico. Per metà maggio dovrebbe essere tutto pronto per le presentazioni ufficiali. I finanziamenti ci sono. Il sogno sarebbe inaugurare fra un anno, il 25 aprile del 2020. Il condizionale però resta d'obbligo perché l'ultima parola nel merito spetta al ministero dei Beni Culturali, a livello nazionale. Dove non c'è più Dario Franceschini, come quando fu concepito il progetto nel 2015.