Luigi Paccione avvocato comitato Parco del Castello di Bari Il ministero delle Infrastrutture sostiene che la nuova sede in area portuale del Provveditorato alle Opere Pubbliche di Bari non costituisce un abuso edilizio. I fatti, nella loro nuda oggettività, smentiscono la tesi del ministero. 1) Negli anni '50 dello scorso secolo l'Ufficio del Genio Civile per le Opere Marittime di Bari progettò di edificare la sede dei propri uffici nella zona circostante il Castello medioevale di Bari su area demaniale sottoposta a vincolo monumentale in forza del decreto del 15 maggio 1930. 2) L'istanza fu respinta dal ministro della Pubblica Istruzione che, a protezione della cornice paesaggistica, denegò l'autorizzazione il 31 luglio 1954. 3) Negli anni 1957-58 l'ufficio del Genio Civile, a disprezzo del diniego ministeriale, realizzò ugualmente l'edificio consumando un abuso edilizio per violazione del vincolo di tutela monumentale gravante sull'area di intervento. 4) Nell'anno 2010, a distanza di 53 anni dai detti accadimenti, il provveditore per le Opere Pubbliche di Puglia e Basilicata progettò l'ampliamento dell'edificio abusivo del Genio Civile ottenendo l'assenso delle amministrazioni pubbliche sul falso presupposto che l'area di intervento non fosse sottoposta a vincolo. 5) Con sentenza del 2018 il Consiglio di Stato, su ricorso di semplici cittadini baresi, ha definitivamente annullato il Decreto permissivo del Provveditore alle opere pubbliche dopo aver accertato la violazione del vincolo di tutela monumentale e aver ritenuto incolpevole l'ignoranza delle istituzioni. Pertanto, se è vero, come afferma il Consiglio di Stato, che il decreto ministeriale di vincolo monumentale sull'area ove oggi sorge la sede del Provveditorato è «incolpevolmente» scomparso per mano ignota dagli uffici statali negli anni '60, appare manifesto il carattere abusivo del vecchio edificio costruito nel 1957 e del nuovo edificio in ampliamento del primo. L'esatto contrario di quanto sostiene il ministero delle Infrastrutture.