Il dossier dell'Unione europea: «Il Comune non apre i cantieri» Napoli La questione Incurabili è solo la punta dell'iceberg. La procura di Napoli ha aperto un'indagine conoscitiva per capire perché i fondi stanziati dall'Unione europea non siano stati usati per restaurare il complesso monumentale di Caponapoli che pure ne aveva un bisogno urgente. E infatti si sono verificati crolli, crepe e il cedimento del pavimento della chiesa di Santa Maria del Popolo. Oltre alla chiusura della storica Farmacia con fessure larghe un centimetro nel calpestio maiolicato. Cinque anni fa il Comune approvò il progetto che aveva ottenuto un finanziamento di 3,5 milioni dall'Unione europea con fondi Fesr 2007-2013. In un opuscolo fatto stampare dalla Regione nel 2012, quando governatore era Stefano Caldoro, è scritto: intervento previsto per il recupero della Farmacia e degli spazi adiacenti. Ovviamente nulla è stato fatto. L'intervento sugli Incurabili faceva parte del grande progetto di valorizzazione del sito Unesco, con cento milioni di euro stanziati. A distanza di dodici anni quale è la situazione? Basta chiedere all'Unione europea. Nella relazione sui lavori nel centro storico di Napoli, attualmente sulla scrivania del Dipartimento Sviluppo e coesione della Ue, le cifre sono impietose. A cominciare da quelle generali: finanziati cento milioni e spesi (importo liquidato) 11.964.592,55. I dati vengono accompagnate dalla dicitura: «Il grande progetto Unesco ha una sorte simile a quella del Gp Napoli-est: un progetto sbagliato sul nascere, perché - come l'altro - frutto della volontà di mettere assieme un numero elevato di interventi per cumulare un importo tale da giustificare l'eleggibilità a N3: ossia avere un anno in più per completarlo». E poi si specifica: «I cittadini di Napoli hanno già perso 100 milioni di euro. Questi soldi erano disponibili nella scorsa programmazione, ma dal momento che il soggetto attuatore - il Comune di Napoli - non è stato in grado di aprire i cantieri, e alla fine della programmazione per non perdere i fondi la Regione li ha destinati altrove. E per questo la Regione Campania è riuscita a far rifinanziare l'intero progetto della nuova programmazione. La notizia è del mese scorso ma questo non toglie nulla all'evidenza che solo impegnando risorse fresche forse si riusciranno a completare interventi che già avrebbero dovuto essere completati». E poi, prima dell'elenco dei progetti, si sottolinea: «Probabilmente per alcuni di questi interventi nemmeno la riprogrammazione sarà sufficiente». Gli impegni di spesa sono: insula Duomo, 4 milioni (completato); Cappella Pignatelli, 700 mila euro (completato). Da completare Santa Maria Maggiore, 1,3 milioni di euro; Santa Maria Colonna, 1,5; San Paolo Maggiore, 4 milioni. Poi i novanta milioni ancora da spendere sono per: Castel Capuano, consegna parziale; Santa Maria della Pace, progettazione in corso; Insula del Duomo, collaudo in corso; complesso dei Gerolomini, lavori in corso; San Lorenzo Maggiore, gara da indire. E molti altri cantieri mai partiti. In tutto ventotto interventi i cui finanziamenti scadranno nel giugno 2020. Ma per intervento del ministro dei Beni culturali Bonisoli saranno sicuramente prorogati fino al 2023. Bisogna vedere nei quattro anni che restano il Comune di Napoli riuscirà ad aprire i cantieri per la riqualificazione urbana, cosa che non è riuscito a fare dal 2007 a oggi. Inutile sottolineare che con un patrimonio monumentale che cade a pezzi, vedi appunto Incurabili e molte altre storiche chiese, è singolare che non si riesca a progettare interventi di restauro e recupero, visto che i fondi ci sono e che l'apertura dei cantieri potrebbe portare lavoro e sviluppo, oltre a riqualificare un tesoro storico che poche città hanno. In teoria l'indagine conoscitiva aperta dalla procura sul mancato intervento al complesso degli Incurabili potrebbe essere allargato a gran parte dei siti grande del progetto Unesco. Nei mesi scorsi è arrivata anche una lettera con richiesta di chiarimenti da parte dell'Unesco. La firma è di Mechtild Rössler, direttore della divisione Patrimonio culturale in cui si chiede alle autorità italiane se sia stato rispettato il paragrafo 174 delle «Operational Guidelines for the Implementation of the World Heritage Convention», cioè della convenzione per il recupero e la tutela di un patrimonio culturale del mondo. «L'Unesco - spiega Antonio Pariante del Comitato Portosalvo - chiede di assumere informazioni sugli esiti del cosiddetto Grande Progetto. La città non ci fa una bella figura».