Pasqua un tantino indignata. Non per la Santa Pasqua in sé, piuttosto per l'incendio di Notre Dame. Eravamo tutti lì davanti al televisore attoniti, addolorati e già nei nostri talk show partivano a caldo stravaganze di ogni. Sappiamo che questi «contenitori» (come fossero appunto dei container zeppi di merce da spedire in giro per il mondo) devono oltre a dare la notizia commentarla, rivoltarla, darle un senso (come se ci fosse un senso) e a volte a l'è düra far passare quella mezz'ora, un'ora tra opinionisti, esperti, gente che va e gente che viene come nei grand hotel di una volta. Così abbiamo assistito a varie amenità su, ad esempio: 1) le nostre origini cristiane, 2) il papa non s'è fatto vivo, 3) la grandeur detto con la solita nota invidiosetta dei nostri cugini d'oltralpe, 4) massì, non è una gran perdita, in fondo era un falso. Ecco, sempre ad esempio, se il Borgo Medievale del Valentino andasse a fuoco, massì, un bel rogo, in fondo era un pugno in un occhio, una stranezza valdostana sul Po, un falso storico fra i più compiaciuti. Eppure nel 1884 l'Esposizione generale italiana chiamò i più grandi ingegneri e architetti il termine archistar non era stato ancora coniato, ma già ci stavamo lavorando dell'epoca per disegnare un enorme, stupefacente parco divertimenti commerciale come mai s'era visto in Europa. Sul revival del neogotico, stile che fa storcere il naso ancora adesso, ma che aveva, come si è visto nel tempo, un suo perché. Si dirà, meglio fosse bruciato il Borgo Medievale che la cupola della Sindone, certo, ma perché star sempre lì a far astruse competizioni, nostro sport nazionale? Juve contro Toro, Palermo contro Catania (ma anche Bra contro Alba, Saluzzo contro Savigliano, Callianetto contro Castell'Alfero eccetera), Barbara D'Urso versus Mara Venier. Evidentemente ci piace così, e comunque la Sindone ce l'ha fatta (in una ventina d'anni ma ce l'ha fatta) e il Borgo Medievale piaccia o non piaccia è sempre al suo posto. Viollet-le-Duc, l'architetto più celebre del suo tempo, seguì il restauro di Notre Dame ormai fatiscente e ideò la «Flèche», la guglia alta 45 metri che qualche sera fa abbiamo visto piegarsi e rovinare nell'incendio. La storia della guglia è nota, la prima era stata costruita nel 1250, poi demolita per ragioni statiche a fine Settecento. Nel 1860 Viollet-le-Duc la ridisegna ispirandosi al grande gotico delle cattedrali francesi. Un falso? Macché, una straordinaria invenzione. In fondo (questa l'ho presa da Wikipedia perché non la sapevo) John Newenham Summerson uno dei più importanti storici dell'architettura inglesi, aveva dichiarato: «Ci sono stati due supremi teorici della storia dell'architettura in Europa, Leon Battista Alberti ed Eugène Viollet-le-Duc». Per dire. L'altra sera abbiamo visto i cugini l'oltralpe pragmaticamente fregarsene delle teorie verofalso, stringersi intorno a uno dei loro simboli più forti, decidere calcolatrice alla mano tempi e denari per la ricostruzione e noi abbiamo riattaccato allegramente con la grandeur. Forse per nascondere ancora una volta che loro sì hanno il senso dello Stato e delle Istituzioni, sui quali noi siamo un tantino carenti e da mo'.
Corriere della Sera
21 Aprile 2019
Notre Dame, la grandeur e il nostro senso dello Stato
GI
Gianni Farinetti
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
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