La partita per la successione di Guido Curto alla guida di Palazzo Madama è ancora tutta da giocare, ma è già totonomi. Se, come da lui auspicato, si immaginava la «promozione» di una delle due conservatrici storiche, Simonetta Castronovo o Clelia Arnaldi di Balme, spunta ora un altro nome. Si tratta di Giovanni Carlo Federico Villa, torinese, docente all'Università di Bergamo, che proprio di recente ha collaborato con Palazzo Madama. Il 21 febbraio, infatti, ha inaugurato al Palazzo Reale di Milano una mostra da lui curata su Antonello da Messina, che include anche il celebre «Ritratto d'uomo» conservato nel museo torinese. Nel suo curriculum figura però anche un'esperienza finita male, alla direzione dei Musei Civici di Vicenza, quando un'indagine per abuso d'ufficio, partita nel 2017 per una questione che ha coinvolto anche il cda, lo ha portato alle dimissioni. Ma quello di Villa sarebbe un nome esterno che non dovrebbe cambiare gli equilibri di Palazzo Madama. L'impegno del professore, infatti, non potrebbe essere a tempo pieno, dato che difficilmente lascerebbe la sua cattedra a Bergamo, dando quindi ampio spazio operativo a chi già lavora da tempo al museo, come i conservatori. Al momento, però, è ancora tutto da decidere, perché Guido Curto è in carica finché non darà le dimissioni, per poi firmare come direttore del Consorzio delle Residenze Reali Sabaude. Non sono ancora chiare le tempistiche, perché si attende un passaggio con l'assemblea dei soci, a quel punto la Fondazione Torino Musei deciderà come muoversi. L'ipotesi di una nomina diretta è possibile, come accaduto alla Gam lo scorso anno, quando Riccardo Passoni è stato nominato «pro tempore» al posto di Carolyn Christov-Bakargiev, che ha deciso di dedicarsi solo al Castello di Rivoli. Ma in altre occasioni era stata intrapresa la strada del bando. La cosa certa è che il prossimo direttore di Palazzo Madama dovrà confrontarsi con una situazione difficile, di un museo che fra il 2016 e il 2018 ha perso circa 100.000 visitatori (pur restando su cifre superiori al 2015) e che in questo momento sta affrontando il restauro della facciata. La Fondazione Torino Musei, che gestisce l'edificio, vive a sua volta un periodo di incertezza dato dalle difficoltà finanziarie che hanno portato al previsto allargamento al Piemonte, con un cambio di statuto tuttora al vaglio del Comune di Torino.