Macron affida i lavori a un generale Gli esperti: difficile completarla in 5 anni. Francesco declina l'invito dell'Eliseo. Trump offre aiuto PARIGI. «Ci vogliono almeno da dieci a venti anni», dicono gli esperti. «Ricostruiremo Notre-Dame in cinque anni», ribatte il presidente Emmanuel Macron. «L'intendance suivra», avrebbero detto Napoleone Bonaparte e poi il generale De Gaulle ai rispettivi luogotenenti che nei secoli scorsi obiettavano «non si può fare». Aneddoto di enorme successo e forte radicamento nella cultura francese, benché falso (di sicuro almeno nel secondo caso). De Gaulle precisò in un'intervista in tv del 1965 di non avere mai pronunciato quelle parole e anzi di non averle «neanche mai pensate». Ma «l'intendenza seguirà» cioè la logistica deve adeguarsi alla politica è la formula perfetta per esprimere quell'atteggiamento centralista e volontarista, così tipicamente francese, che infatti ritorna adesso, nelle ore gravi della cattedrale-simbolo da ricostruire. La sindaca Anne Hidalgo ha lanciato l'idea di riaprire Notre-Dame «in tempo per l'Olimpiade di Parigi del 2024», e Macron l'ha ascoltata confermando il traguardo dei cinque anni: «Siamo un popolo di costruttori, possiamo farcela». Ora si tratta di dimostrare che la volontà del capo dello Stato vince sui problemi tecnici, e per riuscirci Macron ha nominato un responsabile unico di questa impresa: il generale Jean-Louis Georgelin, 70 anni, 42 dei quali passati nell'esercito, e capo di Stato maggiore dal 2006 al 2010. Georgelin era presente ieri pomeriggio all'Eliseo alla riunione d'emergenza convocata da Macron. La prima disposizione di «Monsieur Reconstruction» è stata chiedere un inventario entro due mesi e la nomina in tutti i ministeri di un interlocutore al quale chiedere conto dell'avanzamento dei lavori. L'inventario Il primo «ordine» del capo della ricostruzione è un inventario in due mesi «Cinque anni sono troppo pochi», ripete Frédéric Létoffé che guida il Gruppo delle imprese di restauro dei monumenti storici (GMH). «Ci sono tempi che non possono essere compressi, per esempio l'asciugatura della struttura che potrà prendere alcuni mesi. Anche per la messa in sicurezza ci vorranno mesi e altri sei o sette serviranno per una diagnosi completa e affidabile delle condizioni in cui versa la cattedrale». Tutte operazioni preliminari. La più importante sarà costruire una nuova impalcatura, dopo quella andata distrutta nell'incendio di lunedì sera, che dovrà avere anche una specie di gigantesco ombrello per proteggere la cattedrale rimasta senza tetto. «Si può costruire uno stadio in due anni, ma se vogliamo usare un sistema tradizionale per ricostruire Notre-Dame ce ne vorranno ben più di cinque», dice il celebre architetto Jean-Michel Wilmotte. Qui si tocca l'aspetto decisivo della questione: rifare tutto esattamente come prima, o usare tecniche, materiali e magari stili contemporanei? Nel secondo caso, il traguardo dei cinque anni diventerebbe meno irrealistico. Wilmotte propone di rimpiazzare il legno del sottotetto e il piombo della copertura con metallo e titanio, «che tra l'altro hanno il vantaggio di non incendiarsi». Se invece si dovesse insistere su un'operazione all'antica e sul rispetto del legno, la compagnia di assicurazioni Groupama, proprietaria di foreste in Normandia, ha offerto le 1.300 querce necessarie per fare una copia identica all'originale. Il premier Edouard Philippe intanto ha annunciato un concorso internazionale di architetti per la ricostruzione della guglia, un progetto di legge per la sottoscrizione nazionale e sgravi fiscali ai donatori. In caso di difficoltà, Notre-Dame potrà contare sull'aiuto dell'America. Il presidente Donald Trump lo ha detto martedì a Macron, e lo ha ripetuto ieri in una telefonata a papa Francesco, durante la quale ha offerto «le condoglianze del popolo degli Stati Uniti per l'orribile incendio di Notre-Dame». Il rogo visto in diretta da milioni di persone ha provocato un momento di emozione e di comunione mondiale, un elemento tenuto ben presente in queste ore dal presidente Macron. Secondo fonti vaticane, il presidente francese avrebbe invitato il Papa a venire a Parigi nei giorni vicini alla Pasqua per visitare la cattedrale ferita. Francesco ha preferito declinare, evocando le chiese in fiamme in Oriente e la volontà di evitare disparità di trattamento.
Corriere della Sera
18 Aprile 2019
Problemi tecnici per rifare Notre-Dame
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Stefano Montefiori
Corriere della Sera
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Bene culturale
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