VENEZIA II ministro Buttiglione ha detto poco e fuori dalla materia del contendere: sul «fare sistema», «sinergia» e «progetto comune» tra Mostra di Venezia e futuro (prossimo) festival romano ispirato da Veltroni intorno all'asse dell'Audito-rium. Il sindaco Cacciari ha polemizzato con Roma che non ha dato segnali di voler «fare sistema», e con politici e amministratori di pubblico denaro (tanto, quello complessivamente assegnato a Venezia) che non sanno scegliere le priorità. Il presidente della Biennale Croff ha detto che ci vorranno cento milioni di euro. Era la presentazione del progetto che, su nove «finalisti», ha vinto la gara per il Nuovo Palazzo del Cinema. Titolari gli studi «51 Rudy Ricciotti». Suggestiva l'idea di un intervento che al centro della rivisitazione della storia architettonica del Lido e dell'armonia con l'ambiente colloca una nuova costruzione parzialmente sotterranea. Giusti i discorsi su un patrimonio prezioso che però non si è evoluto, fermo agli anni 30 del concepimento malgrado gli ampliamenti degli anni 50, rendendo queste strutture inferiori ad altre manifestazioni internazionali che si sono adeguate e vivono tutto l'anno. Ma c'è da chiedersi se l'impresa non sia tardiva, se questa prestigiosa istituzionekermesse, nata sotto un'impronta élitaria che nonostante tutto è rimasta tale (accessibilità, costi) non sia condannata a subire la concorrenza, e la vitalità di una rivale metropolitana.