La porta della sacrestia era aperta e ne hanno approfittato entrando nel cuore della notte, favoriti dal buio. Hanno trovato la chiave di un armadio, lo hanno aperto e hanno preso tre oggetti d'argento riposti all'interno e che risalgono all'Ottocento. Poi se ne sono andati, completamente indisturbati. Nessuno ha visto niente, nessuno ha sentito. Solo il mattino successivo, il parroco don Raffaele Muresu si è reso conto del furto e ha chiamato i carabinieri. Ma il colpo, risaliva a parecchie ore prima e i banditi non avevano lasciato tracce. Potrebbero però essere stati più di uno i ladri che nella notte tra sabato e domenica hanno saccheggiato la sacrestia della parrocchia di San Felice a Venezia, proprio durante la settimana Santa turbando i fedeli che si recano spesso in chiesa a pregare e che ieri non parlavano d'altro. La chiesa, fondata nel decimo secolo per volontà della famiglia Gallina che risiedeva in quella zona, sorge nel sestiere di Cannaregio in calle San Felice. Nel Cinquecento è stata completamente ricostruita seguendo lo stile del Rinascimento e al suo interno sono conservate diverse opere d'arte, tra cui alcune tele e anche una piccola pala del Tintoretto che raffigura San Demetrio. Nella sacrestia, in un armadio erano stati riposti un calice, una pisside e una croce. Oggetti d'argento che hanno un valore di migliaia di euro e che sono finiti in mano ai ladri, che probabilmente intendono rivenderli nel mercato nero. I banditi, entrati grazie alla porta aperta, hanno trovato in un cassetto la chiave dell'armadio e grazie a questa non hanno lasciato alcun segno di scasso, riuscendo anche a non fare rumore. Non è escluso che siano andati a colpo sicuro, sapendo che i tre oggetti si trovavano proprio in quel posto, ma conoscendo anche il nascondiglio della chiave. Per scoprirlo, i carabinieri della compagnia di Venezia hanno avviato un'indagine: durante il sopralluogo hanno acquisito le immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza della zona, che potrebbero aver immortalato i banditi in fuga. Sono stati anche prelevati dei campioni per cercare eventuali impronte lasciate dai ladri per riuscire a identificarli.