Beltrame: siamo tra i più avanzati al mondo. Campanile, il problema dell'evacuazione VENEZIA. Notre Dame come la Basilica di San Marco? A Parigi le fiamme si sono divorate in poche ore il capolavoro dell'architettura gotica, in laguna i pensieri vanno ai mosaici bizantini e ai marmi della Basilica. E se succedesse qui? «Il rischio zero non esiste ma la Basilica ha uno dei sistemi di protezione più avanzato al mondo rassicura l'ingegnere Davide Beltrame, responsabile per la sicurezza e membro della Procuratoria di San Marco c'è un doppio sistema di rilevazione incendi a cui si aggiunge un sistema automatico di spegnimento». La protezione è stata fatta 15 anni fa ed è costata due milioni di euro. C'è un sistema all'avanguardia posizionato in tutti i sottotetti, l'area a rischio più elevato, tra le volte in muratura e il tetto in legno, che aspira l'aria e la analizza: in caso di fumo lancia immediatamente l'allarme. In parallelo è attivo un sistema con rilevatore ottico, meno specializzati e che intervengono in un momento successivo. C'è poi un terzo sistema «water mist» ad acqua nebulizzata capace di occupare tutti i volumi e di soffocare l'incendio. «Abbiamo un doppio sistema, così se non si attiva uno, parte l'altro aggiunge Non si sono mai azionati se non per motivi slegati a emergenze, ad esempio succede in sacrestia con l'incenso». In caso di cantieri, che in basilica sono frequenti, si adottano stringenti misure di sicurezza: la sera viene staccata l'alimentazione elettrica, e vengono messi a disposizione estintori. In più la basilica è collegata alla rete antincendio cittadina in 5 punti, una condotta arriva addirittura sul tetto. Non ci sono sistemi antincendio, invece, nel campanile di San Marco, perché la struttura in mattoni e cemento armato ha un basso rischio. «Il problema del campanile è nell'evacuazione dei presenti confessa Beltrame se si blocca l'ascensore è stata costruita una scala che i vigili del fuoco possono montare all'occorrenza nel vano». Destreggiarsi tra campanile e soprattutto nel labirinto della basilica non è facile, e lo è ancora meno in caso di emergenza, così entro l'anno la Procuratoria sta organizzando dei sopralluoghi con le squadre dei vigili del fuoco per mostrare come sono fatte le strutture. Sono in ottime mani anche le undici sedi dei musei civici veneziani. «Siamo tranquilli, tutte le nostre sedi hanno in ogni locale un rilevatore antincendio e un sistema di spegnimento o a gas inerte o di tipo hi-fog spiega la direttrice della Fondazione Musei Civici Gabriella Belli in più c'è un presidio h24 e c'è una dotazione interna con estintori e idranti predisposti nelle aree non espositive». Ma si sta facendo di più. L'amministrazione comunale ha stanziato 4,7 milioni di euro (di cui 3 provenienti dai fondi del Patto per Venezia) per ottenere il certificato prevenzione incendi per Museo Correr, Palazzo Ducale e teatro Goldoni: si tratta di installare nuove tecnologie di sicurezza tra cui porte taglia-fuoco e perfezionare alcuni sistemi di spegnimento automatico, e isolare alcune parti elettriche. «Noi già abbiamo una certificazione con precise prescrizioni da parte dei vigili del fuoco, altrimenti non potremmo tenere aperti rassicura Belli questi sono interventi aggiuntivi che ci consentiranno di ottenere il massimo della sicurezza. Un tema che abbiamo molto a cuore è quello dei cantieri e delle ditte esterne che lavorano: per loro il responsabile della sicurezza compie accurate verifiche». Non sono interventi facili per edifici storici, ma i lavori saranno realizzati entro un anno. Infine a proteggere la città dal fuoco c'è la rete antincendio, ampliata negli ultimi due anni con sette milioni di euro di investimenti. In tutto la rete conta 52 chilometri di condotte e 760 idranti e sette centraline di pressurizzazione. Sono in arrivo, sono già partite le gare e l'intervento è in corso di realizzazione, i lavori che porteranno ad altri 140 idranti e quasi 8 chilometri di rete. Si interviene nell'area Marciana, alle Zattere, a San Polo, Frari, Toletta, ai Tolentini e in zona Rio Novo.