«Un malato cronico». Giuseppina Mussari, direttrice della Biblioteca Reale, dove è abitualmente conservato il celebre «Autoritratto», definisce così l'opera al centro della grande mostra inaugurata ai Musei Reali. Tutte le precauzioni prese per esporre quel disegno, infatti, sono dovute alla sua condizione molto delicata, che ha indotto i conservatori ad adottare disposizioni di sicurezza maggiori rispetto ad altre opere. L'Autoritratto, infatti, sta subendo un processo chiamato «foxing». Si tratta di fenomeni di ossidazione che colpiscono la carta, causando delle macchie brune, forse provocati da funghi, sebbene esistano diversi studi sulle ragioni di questa «malattia». La cosa certa è che il fenomeno, allo stato attuale delle conoscenze tecniche, non si può eliminare. «Il foglio è abbastanza fragile spiega Mussari perché questo fenomeno si è attivato in tempi non recenti ed è già testimoniato dalle prime riproduzioni fotografiche». Nel corso della sua storia, il disegno è stato esposto senza troppa cura, anche perché le conoscenze in materia di conservazione sono una conquista relativamente recente. «In passato è stato esposto più del necessario, soprattutto in epoca fascista, quando è stato nella direzione della biblioteca all'interno di un quadro, sotto vetro. Non sono stati anni favorevoli alla sua conservazione». Tutte le cautele adottate, poi, sono arrivate fuori tempo massimo, anche se finora hanno consentito di allungare la vita del disegno, che sembra comunque destinato, prima o poi, a scomparire del tutto, soffocato dalle macchie che si allargano sulla carta che lo ospita. «Per questo tipo di problematiche aggiunge Mussari sono da tenere sotto controllo la temperatura e l'umidità, che devono essere stabili, ma vanno anche evitate le esposizioni a sorgenti luminose che superino i 35 lux. Bisogna considerare che, in genere, i lux massimi consentiti in questi casi sono 50, ma abbiamo deciso di restare su un livello più basso». Per avere un'idea del tipo di illuminazione necessaria per danneggiare l'opera anzi, per non accelerarne il deterioramento basti considerare che all'interno di un ufficio ben illuminato si stimano circa 400 lux di «flusso luminoso». Motivo per cui la sala in cui è esposto l'Autoritratto appare piuttosto buia, così come l'originale collocazione nella Biblioteca Reale, e vanno assolutamente evitate le foto con il flash. «Non c'è nulla di acuto prosegue la direttrice ma sono processi da tenere sotto controllo. Facciamo campagne fotografiche ripetute e usiamo tutte le cautele di cui siamo a conoscenza, come ad esempio evitare le esposizioni prolungate e lasciare al disegno un periodo di riposo, la cui prescrizione è di tre anni». Un periodo che, se rispettato appieno, impedirebbe altre esposizioni come si ipotizzava. «Ma esistono altri modi ed è chiaro che un lungo viaggio, ad esempio, sottopone il disegno a uno stress diverso rispetto all'esposizione in sede. Ci sono varie possibilità per graduare la fruizione». Ma servirà un compromesso e tutto dipenderà dai risultati delle ultime analisi. L'ipotesi è una esposizione «a rotazione», alternando pochi giorni di accesso al pubblico a un periodo di riposo. «Al momento conclude Mussari la sede più consona per il disegno è la Biblioteca, salvo diversa determinazione del Mibac, ma ciò non toglie che, per quanto gli spazi siano altri rispetto alla Galleria Sabauda, si possa pensare un accesso in differenti momenti dell'anno».