Il rettore del Santuario della Madonna dell'Arco si offre di ospitare gli arredi Napoli. Nel corso della mattinata di ieri alcuni degli sfollati del complesso monumentale Santa Maria del Popolo degli Incurabili hanno violato i sigilli, occupando gli appartamenti interdetti per ragioni di sicurezza. «Un gesto scriteriato sottolinea Ciro Verdoliva, commissario straordinario dell'Asl Napoli centro che vanifica ogni sforzo fatto per garantire loro sicurezza e assistenza, per offrire sin da subito una soluzione abitativa provvisoria dignitosa. Stiamo assicurando assistenza dignitosa e stiamo lavorando per fare chiarezza sulla titolarità del rapporto locatizio, abbiamo costituito un ufficio dedicato con una linea ad hoc per soddisfare qualsiasi esigenza, assistenza psicologica, servizio navette. Sono inaccettabili i comportamenti che vogliono forzare i tempi tecnici per ottenere diritti che anche se sacrosanti devono essere garantiti dalle istituzioni competenti. Non accetto tali comportamenti ha concluso Verdo-liva , anche se continueremo ad assicurare con il massimo impegno tutti gli sforzi finalizzati a garantire soluzione per gli aventi titolo al più presto». Intanto, padre Alessio Romano, rettore del Santuario della Madonna dell'Arco a Sant'Anastasia, si è offerto di ospitare gli arredi dell'antica farmacia degli Incurabili del capoluogo campano dopo che ne è stata disposta l'evacuazione a causa degli ultimi cedimenti verificatisi. La proposta è partita da Antonio Crescenzo della "Tamarin", società che si occupa della valorizzazione del patrimonio di Madonna dell'Arco. Il priore del santuario ha subito accolto la proposta con entusiasmo sottolineando che per i padri domenicani «sarebbe un onore offrire i propri spazi per questa causa». Gli arredi dell'antica farmacia degli Incurabili di Napoli, se la proposta sarà accettata, potrebbero essere ospitati, secondo quanto rende noto padre Alessio, nell'antica Spezieria del Convento e nell'antico refettorio. Il cedimento iniziale nella chiesa, risalente al 1530, era avvenuto il 24 marzo scorso: era crollata una volta di sostegno del pavimento dietro l'altare maggiore e il crollo aveva interessato anche parte del coro ligneo e la tomba di Maria D'Ayerba, cofondatrice dell'ospedale.