Cristina Acidini Storica dell'arte, presidente dell'Accademia delle Arti del Disegno e curatrice del futuro Museo di Caterina A cinquecento anni dalla nascita Cristina Acidini racconta la sovrana di Francia e il futuro museo nella Tenuta Medicea di Cafaggiolo. «Omaggio doveroso che colmerà un vuoto» Il proposito di Diana e Alfredo Lowenstein, di creare nella Tenuta Medicea di Cafaggiolo un museo dedicato a Caterina de' Medici, è di per sé un omaggio a quel personaggio eccezionale che fu la pronipote di Lorenzo il Magnifico, l'ultima discendente della stirpe dei Medici detti appunto «di Cafaggiolo», nata a Firenze il 13 aprile di cinquecento anni fa. E al tempo stesso, colma un vuoto nei percorsi dei musei e palazzi dell'area fiorentina, pur così ricca di testimonianze medicee, dove Caterina è la «grande assente». Nell'immaginario collettivo, infatti, le sue sorti e la sua fama rimangono legate alla Francia, dove arrivò quattordicenne per diventare la moglie di Enrico, secondogenito del re Francesco I di Valois. Fu il lontano parente Giulio de' Medici, Clemente VII, a combinare quel matrimonio politico che la corona francese accettò tiepidamente, confidando nei vantaggi dell'alleanza col papa. Clemente VII dotò riccamente la sposa e officiò di persona le nozze a Marsiglia, nel 1533; ma l'anno dopo, la sua morte vanificò il progetto di alleanza così abilmente ordito. Del matrimonio di stato di Caterina, resta negli Uffizi un'immagine dipinta dall'Empoli nel 1600, con ogni cura per gli aspetti protocollari e i dettagli sfarzosi. Quella fanciulla fiorentina, rimasta orfana dei genitori nel primo anno di vita, per una straordinaria concatenazione di destini divenne la consorte del re di Francia; fu moglie tradita, giacché Enrico II amò sempre Diana di Poitiers; fu madre di numerosi figli giunti in fitta sequenza a partire dal 1544, dopo ben dieci anni di matrimonio fra i quali tre re morti prematuramente: fu vedova, reggente, regina madre, figura maestosa nel suo abito nero di lutto perenne. Tra i suoi figli fu Claudia che, sposata a un duca di Lorena, ebbe per figlia quella Cristina che sarebbe venuta con una ricca dote a Firenze nel 1589 l'anno della morte della nonna per diventare granduchessa a fianco di Ferdinando I de' Medici. Nell'arco della sua vita lunga e travagliata, Caterina gestì un potere immenso, meritando un posto fra le grandi donne che hanno fatto la storia d'Europa. Profondamente modellata dall'educazione fiorentina, e quindi segnata dalla cultura neoplatonica sostenitrice del rapporto fra il microcosmo dell'uomo e il macrocosmo del Creato, Caterina fu sensibile all'astrologia e alla magia naturale: una passione attorno alla quale i suoi detrattori costruirono la «leggenda nera», che l'ha accompagnata fin quasi ai nostri giorni. In un percorso museale non mancheranno rievocazioni degli aspetti salienti della sua personalità, tra cui la passione per la caccia e i cavalli, e delle innovazioni che introdusse alla corte francese, grazie ai profumieri e cuochi fiorentini: la cura della persona, l'uso della forchetta a tavola, ingredienti e ricette rimasti poi a gloria della cucina francese, come l'anatra all'arancia e le crespelle. Con Firenze e la Toscana Caterina mantenne legami che passavano anche dalla gastronomia: si sa infatti che il cugino, il duca Cosimo, le inviava i formaggi e le verdure prodotte nelle ville e fattorie di famiglia. Naturalmente dovrà essere rappresentata la sua attitudine, tipica di tutti i Medici, a favorire le arti in ogni loro espressione: fu mecenate e protettrice delle arti, con incessanti iniziative nella musica e nello spettacolo, nelle arti figurative, nelle arti decorative, nell'architettura e nell'arte dei giardini. Fu a Michelangelo Buonarroti che la regina si rivolse, quando volle onorare la memoria del marito con una statua equestre in bronzo. Far tornare simbolicamente Caterina nella sua Firenze significa anche dare un nuovo senso a splendide opere d'arte che proprio grazie lei si trovano nei massimi musei della città: la serie di arazzi con le Feste dei Valois agli Uffizi, la preziosa cassetta in lastre di cristallo di rocca di Valerio Belli, nel Museo del Tesoro dei Granduchi, che era nella sua dote e passò a Cristina di Lorena. La creazione del museo di Caterina rappresenterà non solo un omaggio doveroso ad una fiorentina di statura europea, ma anche un fattore di valorizzazione culturale di uno dei più antichi possedimenti dei Medici, la Tenuta di Cafaggiolo, che come le altre ville medicee è patrimonio Unesco dal 2013. Il percorso a lei dedicato riguarderà la sua personalità affascinante e la sua biografia ricca di eventi, rendendo disponibili testimonianze, documenti, ritratti e oggetti attraverso le tecnologie multimediali più avanzate. Ma non va escluso che sia possibile anche l'esposizione di reperti originali antichi come documenti, dipinti, libri, medaglie, legati a lei o alla sua più stretta corte fiorentina, con i nobili delle famiglie Strozzi e Gondi. Quando dai musei fiorentini portammo a Blois, vent'anni fa, la mostra Trésors des Médicis , fummo accolti da un'esclamazione: «Ah, les Florentins sont de retour !... ». Ed era difficile dire, se prevalesse l'entusiasmo o la preoccupazione. Nel castello dei suoi ultimi giorni, i capolavori d'arte della città natale resero un simbolico omaggio alla sovrana. Sembra arrivata l'ora che anche in patria, finalmente, si stabilisca un luogo dedicato in permanenza alla sua memoria.