Pompei. Duecento opere provenienti dal Mann e dal Parco Archeologico in esposizione a San Pietroburgo Un anno fa i cinesi, ora i russi. Pompei, con le sue straordinarie testimonianze di vita e cultura giunte intatte fino a noi, non smette mai di stupire anche all'estero. Dal 18 aprile al 23 giugno quasi 200 opere tra affreschi, statue, mosaici e oggetti di uso comune selezionati nelle collezioni del Museo Archeologico Nazionale di Napoli e del Parco Archeologico di Pompei saranno in mostra al Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo. Un vero e proprio evento, che segue di un anno le cinque mostre itineranti a cura del Mann che hanno raccontato l'antica città romana sommersa dai lapilli e dalle ceneri del Vesuvio nel 79 d. C. al popolo cinese, frutto dell'accordo di collaborazione sottoscritto nel 2017 tra le due istituzioni campane e il museo russo. Non è un caso che nei giorni scorsi proprio dall'Ermitage di San Pietroburgo, dopo un lungo viaggio per terra e per mare, sono giunte fino al Mann di Napoli le Tre Grazie , il gruppo scultoreo più noto di Antonio Canova, che domenica scorsa ha fatto registrare davanti al museo lunghe file di visitatori. Tornando alla mostra in allestimento a San Pietroburgo, Pompei. Dei, uomini, eroi, organizzata all'Ermitage dal Dipartimento di Antichità Classiche, guidato da Anna Trofimova, e per la parte italiana da Paola Rubino De Ritis, Valeria Sanpaolo e Luana Toniolo, con la direzione scientifica di Paolo Giulierini direttore del Mann, dall'ex sovrintendente di Pompei Massimo Osanna e Alfonsina Russo, direttrice ad interim del Parco Archeologico, presenta una selezione di oggetti d'uso comune riemersi durante gli scavi (crateri in bronzo, suppellettili in vetro e ceramica, pentole e padelle) che consentono di ricostruire le usanze, i commerci, le attività artigianali e quelle quotidiane. La sezione della mostra dedicata agli «uomini». Mentre gli «dei» e gli «eroi» non sono solo quelli presenti nei decori e nelle opere di edifici pubblici come l'imponente Erma di Mercurio dal Tempio di Apollo o il Busto di Giove dal Capitolium, dedicato a Giove, Giunone e Minerva, entrambi in prestito dal Mann, ma anche e soprattutto all'interno delle mura domestiche, nei Larari, nelle cucine e negli Atri. Tra i reperti di maggiore raffinatezza prestati per l'occasione, oltre ai ricchi arredi in marmo per i giardini delle domus pompeiane recanti a rilievo raffigurazioni teatrali e gli affreschi, elmi e cnemides in bronzo, decorati con scene mitologiche, spicca l'assoluto unicum del Vaso blu in vetro blu e cammeo proveniente dal Mann e scoperto dai Borbone nel 1837 nella necropoli di Pompei, e le astre in vetro cammeo di Arianna e Dioniso e Arianna dal Parco Archeologico di Pompei. Insomma la grande sala del Manege del Piccolo Ermitage (un palazzo a due piani eretto accanto al Palazzo d'Inverno, antica residenza imperiale dei Romanov, e al Nuovo Ermitage, il primo palazzo in Russia a venire espressamente costruito per ospitare le collezioni del museo) si appresta a diventare scrigno prezioso di tesori di inestimabile valore. Non è la prima volta che Pompei arriva in Russia: gli zar e le classi aristocratiche hanno sempre manifestato un grande interesse per la città sepolta dalla lava, interesse testimoniato anche dalla presenza di un nucleo di antichità pompeiane all'Ermitage e dal gusto «alla pompeiana» riscontrabile nelle decorazioni di palazzi, suppellettili e nella letteratura della Grande Madre Russia. Con questa mostra il legame diventa ancora più stretto