Cupolo ha riorganizzato la Sormani: ogni volume è tracciato «Con la Cittadella degli Archivi, a Milano, abbiamo prodotto risparmi per 20 milioni di euro». La tecnologia permette di ridurre gli spazi, superando la logica dei vecchi scaffali polverosi e liberando il gestore da pesanti affitti. «Se però il risparmio non interessa, noi non possiamo esistere». Quando Guido Cupolo ha iniziato la sua attività riorganizzando e robotizzando gli archivi e le biblioteche credeva che la Pubblica amministrazione avrebbe colto la palla al balzo. Così è stato per l'Università di Brescia, la Cittadella degli Archivi di Milano, il governo del Kuwait e il Comune di Trieste: tutti hanno sposato i brevetti della «Habitat italiana», l'azienda di Cupolo. Ma diversi progetti non sono mai partiti, anche quando si era ad un passo dalla firma del contratto: è il caso dell'Archivio centrale dello Stato, a Roma. Gestito dal ministero dei Beni culturali, che spende ogni anno più di cinque milioni per l'affitto di quel complesso alla Società «Eur spa», proprietaria dell'immobile. Cupolo scese a Roma per illustrare il progetto: con un milione di euro l'anno (al posto di 5,35) si poteva ripagare il progetto in 48 mesi, riducendo i costi dell'80. «Grazie alla tecnologia non servivano né luci né impianti di riscaldamento. Perciò i costi di gestione erano molto ridotti». Per lo Stato risparmio ed efficienza dovrebbero essere un must, ma l'archivio robotizzato non partì: troppe complicazioni burocratiche. E quale proposta vinse? «Nessuna risponde l'imprenditore e ancora oggi gli addetti continuano a consumare la suola delle scarpe su e giù dagli archivi». Mai partito nemmeno il progetto della Biblioteca nazionale centrale di Roma né della Biblioteca di Stato di Mosca. Chi invece ha seguito la strada dell'innovazione è Milano, che ha affidato alla «Habitat italiana» di Cupolo la riorganizzazione logistica della Biblioteca Sormani. O meglio, del complesso di 24 biblioteche del sistema Sormani. Per un totale di 800 mila volumi. «Ci sono voluti anni perché il progetto maturasse, ma Milano ha colto l'innovazione: sono contento». In questo caso, l'obiettivo non è robotizzare gli archivi, ma garantire la più completa e precisa tracciabilità di ogni singolo volume. In modo da sapere dove si trova. Grazie alla pesatura automatica di ogni pezzo, «si può anche verificare se il libro ha subito delle mutilazioni». Ma perché tanta precisione? «Prenda la biblioteca di Lione: ogni anno il 5 dei libri risulta perso. Probabilmente è all'interno della stessa biblioteca spiega Cupolo , ma nella confusione diventa impossibile trovarlo». L'azienda bresciana invece inserirà un «transponder» in ogni volume: ci sarà un piccolissimo dispositivo, capace di trasmettere segnali radio se interrogato dalla biblioteca. «Taggando ogni volume si può identificarlo spiega Cupolo l'obiettivo è capire esattamente dov'è». Ma potrebbe essere utile anche per la «Rete bibliotecaria bresciana» dell'intera provincia, che è interconnessa. A Milano c'è anche un altro elemento da conservare: la città conserva anche copie, certificati e documenti che risalgono a Manzoni e a Verdi. Più che testi, sono opere d'arte. Una ragione in più per sapere sempre dove sono, esattamente.