Gli atti notarili della Lodi del Trecento, i manoscritti sulle bonifiche del canale Muzza nel Medioevo, gli atti giudiziari della Crema del Cinquecento. E ancora: le bozze e le lettere della poetessa Ada Negri, le testimonianze dell'Ospedale Maggiore durante la Seconda guerra mondiale. Documenti che dal 15 aprile non saranno più accessibili al pubblico e alle società storiche. Si potrà solo fissare un appuntamento per consultare il materiale, fino a quando non verrà trovata una nuova sede. L'Archivio Storico comunale di Lodi chiude i battenti dopo 32 anni nell'attuale sede dell'ex ospedale Fissiraga e quasi un secolo e mezzo di vita. Sede bellissima, ma non abbastanza sicura secondo una relazione dell'ufficio tecnico: «L'impianto elettrico non è conforme, l'antincendio non a norma, le uscite di sicurezza difettose, il montacarichi guasto e le infiltrazioni minacciano l'immenso patrimonio di fondi e atti», conferma il vicesindaco Lorenzo Maggi, che oggi effettuerà due sopralluoghi. Uno nella sede in chiusura e uno nell'alternativa più accreditata, il centro polifunzionale Lodinnova per l'artigianato di San Grato in cui c'è abbastanza spazio da ospitare i tre chilometri quadrati di documenti. I problemi del patrimonio documentaristico vanno avanti da anni: negli ultimi tempi, andati in pensione e mai sostituiti i dipendenti che ne garantivano il funzionamento, l'apertura era stata limitata a soli due giorni alla settimana. Così appassionati, docenti universitari e studenti hanno iniziato a frequentarlo sempre meno. Fino alla tegola annunciata nell'ultimo consiglio comunale. Una soluzione, quella della chiusura, che ha provocato la reazione degli studiosi locali, come l'Istituto lodigiano per la storia della Resistenza e dell'età contemporanea, sfrattato dai locali che occupava da oltre vent'anni: «Lodi non è una città per storici commenta la presidente Laura Coci , non può esserlo una città che chiude il suo archivio senza prospettare un piano di intervento e di recupero per salvaguardare la memoria e la storia della comunità».