Quattro anni di ricerche Erano stati donati a due musei dalla collezione Cefis L'origine ricostruita dai carabinieri, 600 sono messicani L'indagine nasce con una passeggiata per le strade della città, nel 2015. Un carabiniere che, libero dal servizio, cammina fino a che il suo sguardo non viene catturato dalla locandina di una mostra d'arte religiosa, dedicata ai dipinti ex voto. Gli oggetti che i fedeli offrono in segno di devozione o riconoscenza a Dio, alla Madonna o a qualche Santo. L'esposizione si svolge a Casa Manzoni, e nella testa del militare, che presta servizio tra i «Monuments Men» del Nucleo tutela patrimonio artistico di Monza, scatta l'intuizione del detective. Quattro anni dopo, questa incredibile raccolta di opere torna nei luoghi di culto (disseminati in tutto il Paese) dai quali sono state rubate, nel corso del decennio tra il 1960 e il 70. Più di 6 mila pezzi, quelli recuperati dai carabinieri, provenienti dalla collezione privata di Eugenio Cefis, che fu presidente dell'Eni e della Montedison. Impossibile ricostruire il modo in cui erano confluiti nel patrimonio dell'imprenditore. Nel corso degli anni erano stati donati a due musei, tra Lombardia e Piemonte, i cui responsabili sono comunque risultati estranei ad ogni responsabilità penale, come accertato dai magistrati della Procura. Oltre un migliaio di questi dipinti, comunque, erano stati sequestrati già nel 2016, durante la mostra «Fede tra ferro e fuoco», che si teneva, appunto, a Casa Manzoni. Poi gli accertamenti si sono allargati e sono seguiti altri provvedimenti di sequestro. Si tratta di una raccolta imponente di piccole tavole, risalenti a un periodo compreso tra il quindicesimo e il ventesimo secolo. I militari monzesi, agli ordini del maggiore Francesco Provenza, hanno ricostruito la provenienza di ogni singolo pezzo. Un lavoro colossale. È emerso, per esempio, che poco meno di 600 di questi provenivano dal Messico. Paese al quale sono state riconsegnate il mese scorso, in occasione di una cerimonia tenutasi Oltreoceano, alla quale ha preso parte anche il Ministro per i beni culturali Alberto Bonisoli. Altre centinaia di questi ex voto sono stati affidati ieri nelle sale dell'Arcidiocesi di piazza Fontana a padre Alessio Romano, priore del santuario della Madonna dell'Arco di Sant'Anastasia (Napoli). La chiesa con «la più grande raccolta di ex voto pittorici, oltre 7 mila, realizzati dal 1499 a oggi», come spiegato ieri dal religioso. Alcuni di questi, per il loro valore antropologico e sociale, «sono stati esposti a Cambridge e a Marsiglia». Il colonnello Alberto Deregibus, vice comandante nazionale del Nucleo Tpc, ha sottolineato «l'importanza di questi oggetti, non tanto per il loro valore artistico, quanto per quello simbolico, perché raccontano storie di persone, comunità, famiglie, della loro devozione. Sono opere d'arte a tutti gli effetti». Un «ringraziamento ai carabinieri» lo ha voluto rivolgere anche monsignor Corrado Sanguineti, presidente della Consulta regionale lombarda dei Beni culturali, per «l'importanza che hanno queste opere, che raccontano la fede e il vissuto del popolo di Dio».