Turisti e pellegrini arginano la movida Gli alloggi di cittadini e prelati sono diventati ristoranti e dormitori per tutte le tasche I residenti e il rapporto «croce e delizia» con il Vaticano: ma la notte regna il silenzio Mai avrebbe immaginato l'antica citta Leonina che il suo rumore caratteristico sarebbe stato quello dei trolley. Sfrigolano le ruote di valigie per soggiorni brevi che scivolano faticosamente sui sampietrini e raggiungono le centinaia di alloggi nei palazzi un tempo occupati da prelati e dal popolo di Roma. Ora alberghi e bb per i pellegrini che scelgono di dormire all'ombra del Cupolone. Il panificio Arrigoni è qui dal 1930, il signor Angelo da bimbo portava il pane, fatto dal nonno, a Giovanni XXIII: «Lo ricordo come se fosse ieri», racconta. È delle poche attività «antiche» che hanno resistito all'attacco di bar e ristoranti di ogni genere e per ogni tasca. «Borgo è cambiato moltissimo - fa notare -. Era un luogo di botteghe ed artigiani, ci venivano da tutta Roma. Ora siamo noi che dobbiamo allontanarci se cerchiamo un falegname o un calzolaio». Ma Arrigoni, che a Borgo è nato, ama questa zona, anche se è tanto cambiata, e ha un unico grande rammarico: la fabbrica delle campane per le chiese e le basiliche di Roma. «Era qui dal 1400, ha resistito fino a quasi 20 anni fa - ricorda - poi ha dovuto chiudere. Per il rione è stata una grande perdita, i turisti vengono ancora a cercarla, sulle guide turistiche ancora ne parlano». Borgo fu elevato a rione XIV da Sisto V, è un cordone che lega via di Porta Castello a via di Porta Angelica, le due porte di confine alla città del Vaticano. Tale tracciato attraverso una bolla papale del 1565 venne denominato, «innalzamento della città Pia verso l'arco di Sant'Angelo». Borbottano i (pochi) residenti di questo rapporto stretto con la città del Vaticano, croce e delizia. «Un tempo dalla cima della strada si vedeva bene Castel Sant'Angelo, ma la sopraelevazione dell'università Lumsa ci ha privato per sempre della vista», racconta uno di loro. La bellezza della via si intravede anche se, a ora di pranzo, sono davvero centinaia i tavolini in strada. Una coppia di americani dalla taglia abbondante degusta un piatto creativo: metà pizza e metà pasta con sopra un uovo fritto ed innaffiato da maxi boccali di birra. Le trattorie hanno nomi che riecheggiano a una romanità smarrita, i tanti venditori di souvenir e articoli religiosi ricordano il luogo sacro lì a pochi metri. Una targa in marmo in un vicolo rammenta, per sempre, che dove ora c'è un'hostaria di qualità un tempo c'era una fraschetta. «Vini da pasto e scelti», chi non poteva pagarsi un pasto completo, portava da casa pane e companatico e il vino lo gustava qui in compagnia. La targa dell'antica ferramenta Pierozzi è in alto, ma sotto c'è un negozio di pelletteria. L'elenco degli scomparsi è lungo, «lì c'era il fruttivendolo dei prelati, lì dove c'è quello strano albergo, c'era la macelleria del Vaticano». Ma alcune certezze sono rimaste: all'angolo con via del Campanile alzando gli occhi c'è una «Madonna» del 1700, un affresco che raffigura la Vergine con il Bambino tra nuvole e festoni. Una figura «prodigiosa» che faceva accorrere fedeli da tutta la città. I cittadini, riuniti nel comitato «Salviamo Borgo», da tempo lottano perché non sia ulteriormente snaturato il rione, «quello che vogliamo è che non si aprano altre attività di somministrazione e vendita di souvenir, qui abbiamo raggiunto il livello massimo di sopportazione», commenta Mauwa Lauro. Borgo, però, grazie alla sua vocazione spirituale è immune dalla movida notturna. «La sera cambia tutto: buona parte dei locali chiude, torna ad essere un luogo silenzioso - spiega Luigi La Peccerella, presidente del Comitato - perché i locali sono soprattutto per turisti diretti in Vaticano. Qui difficilmente un romano viene a cena. In passato abbiamo fatto un censimento è abbiamo scoperto che c'è un locale ogni otto residenti». Per fortuna resiste la storica latteria Giuliani dal 1912, ha il banco di marmo d'epoca e la ghiacciaia in legno comprata usata nel 1912 dal nonno dell'attuale titolare Alessandro Giuliani che dice: «Ormai di residenti storici saremo non più di 20 famiglie. Per il resto sono alloggi per turisti di ogni tipo. Fino agli anni '80 Borgo era ancora un vecchio rione con i suoi abitanti, in pochi anni è cambiato tutto e in modo irreversibile». La gentrificazione, si sa, non risparmia niente e nessuno: neanche i luoghi sacri.
Corriere della Sera
7 Aprile 2019
Roma. A Borgo Pio niente più artigiani, solo bb
MA
Maria Rosaria Spadaccino
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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