Pesce: arte contro le violenze Opera in difesa delle donne. Silenzio dalla Curia. Installazione ridotta dagli sponsor Almeno il repertorio di insulti contro le donne che nel primo progetto doveva corredare l'opera è stato eliminato. Ma la «Maestà soffrente» di Gaetano Pesce, che da ieri ha preso possesso di piazza Duomo, è riuscita comunque a far parlare di sé. Proprio come era nelle intenzioni dell'artista. «Un argomento troppo delicato per essere trattato così». Un'installazione «di dubbio gusto» dicono i critici. Al sindaco Beppe Sala «non dispiace affatto» e l'assessore Cristina Tajani ne sottolinea il forte contenuto sociale. Per chi non è passato in centro negli ultimi due giorni: accanto al monumento equestre dedicato a Vittorio Emanuele II, è spuntata un'enorme poltrona a forma di corpo di donna, trafitta da centinaia di frecce, attaccata da teste di belve e legata con una catena a una grossa palla. Per chi si intende di design: è chiaro l'omaggio alla poltrona Up56 che Pesce ideò giusto 50 anni fa. Quello che i pannelli accanto all'installazione spiegano è il messaggio di cui l'artista ha caricato l'opera. Una denuncia della violenza contro le donne, in tutte le sue forme. «Lavoro a questa idea da settembre con la mia squadra», racconta Pesce, 79 anni, che oggi inaugurerà «Maestà soffrente». Le prime critiche alla potenza della sua creazione e al contesto in cui è stata inserita non lo disturbano, anzi. «Ho fortemente voluto che fosse nel cuore di Milano. È il posto migliore per far discutere le persone. Il problema delle donne non riguarda una minoranza, ma metà della popolazione mondiale». E a distanza di 50 anni dalla prima Up56, la condizione femminile, «non è migliorata, anzi semmai è peggiorata, anche se il futuro di questo mondo in crisi è nelle energie delle donne». La «Maestà» è un pugno allo stomaco del Fuorisalone, la grande festa che per una settimana abbraccia Milano. «Il design in genere cura la bellezza astratta, i buoni materiali spiega ancora Pesce . Ma può avere anche una componente religiosa, politica o filosofica. Così fa un salto in avanti e diventa arte». I dettagli sono importanti. «Le frecce trafiggono il corpo, un riferimento a San Sebastiano. Avevamo immaginato di appendervi cartellini con gli insulti che le donne ricevono, tradotti in varie lingue. Ma lo sponsor ci ha chiesto di toglierli, pena la perdita dei contributi». Le teste di belva invece «rappresentano gli uomini che si macchiano di violenze». Si poteva pensare a un'installazione più piccola, che stridesse meno con lo sfondo di guglie, statue di santi e quella Madonnina che brilla? «Quella piazza così grande e il Duomo possono far sparire qualsiasi cosa. Ho dovuto mantenere grandi dimensioni per non far scomparire l'opera. E sono contento, so che già ora un sacco di gente va a vederla». All'osservazione seguono i commenti. Non sempre positivi. Riccardo De Corato, assessore alla Sicurezza in Regione, coglie l'occasione per riprendere le polemiche sulle aiuole esotiche di piazza Duomo. «Le scelte estetiche di questa amministrazione danno adito a parecchi dubbi: prima le palme, poi i banani, ora gli ulivi, quanto meno più in tema con la Pasqua. La Milano capitale del design e dello stile avrebbe potuto offrire qualcosa di meglio». Voci contrarie si alzano anche dal mondo del design, con motivazioni differenti. «Non mescolerei il sacro con il profano dice Gisella Borioli, fondatrice dello spazio Superstudio Più . Il tema della violenza contro le donne è delicato, troppo serio per essere messo in piazza. Da donna non lo farei diventare uno dei tanti momenti del Fuorisalone». Tra i favorevoli, invece, Gilda Bojardi, direttore della rivista Interni. «Non l'ho ancora vista da vicino, ma se serve a parlare della situazione delle donne la trovo utile. Conosco le opere di Pesce, sono provocazioni sempre interessanti. Piazza Duomo? Non disturba e non la trovo una scelta eccessiva». L'assessore Tajani, che si è occupata della «chiamata» agli artisti per il Fuorisalone, riconosce che si tratta di un'opera provocatoria ma ricorda che «già negli anni scorsi abbiamo accolto altre rivisitazioni della poltrona. L'installazione contiene un messaggio di grande impegno, ci è sembrato un modo per dare un contenuto sociale a una settimana normalmente "leggera". Il design diventa così strumento per far riflettere». Il critico Vittorio Sgarbi, che oggi parteciperà all'inaugurazione, è netto: «Il problema dell'impatto estetico non si pone. L'installazione è temporanea, rimarrà per poco tempo». Trova l'opera «un grande riferimento alla forza della donna, mentre nelle città sono pochissimi i monumenti dedicati a personaggi femminili». Le polemiche? «Suscitano interesse». Silenzio, invece, dal Duomo. Né l'arciprete, né la Veneranda fabbrica, né la Curia commentano lo scenario del sagrato, sul quale nessuno è stato consultato. Ma ora la consegna è chiara: «Non partecipare al gioco di chi ha cercato la provocazione».