Un nuovo scavo nei Giardini Montanelli, poco distante dai bastioni di Porta Venezia, riporta in luce, come atteso ma poco documentato, le fondazioni e i muri risalenti al IV secolo della chiesa voluta da Ambrogio, vescovo di Milano dal 374 al 397, per ospitare le spoglie del suo predecessore, San Dionigi. Un nuovo scavo nei giardini Montanelli, presso i bastioni di Porta Venezia (l'antica porta orientale), riporta in luce le fondazioni e i muri risalenti al IV secolo della chiesa voluta da Ambrogio, vescovo di Milano dal 374 al 397, per ospitare le spoglie del suo predecessore, San Dionigi, vescovo della città nella metà del IV secolo. È questa la conferma attesa delle ricerche condotte dalla Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Milano, iniziate nell'autunno del 2017, basate su attenti studi archivistici, che ha poi dato il via ad una serie di sondaggi mirati. L'ultimo scavo, avviato a fine marzo grazie al finanziamento di uno sponsor, la Fondazione Luigi Rovati, sarà richiuso martedì. Prima di queste fortunate ricerche mancavano evidenze e dati archeologici della chiesa di San Dionigi. In tutto erano quattro le basiliche, una opposta all'altra a formare un quadrato o una croce a protezione della città, fatte erigere da Ambrogio vescovo. San Nazaro, intitolata agli Apostoli, è collocata a sud-est in direzione di Roma; la seconda è dedicata ai Martiri (oggi basilica di Sant'Ambrogio) e si trova a sud-ovest, mentre a nord, in direzione di Como, c'è San Simpliciano dedicata alla Vergine. San Dionigi era la quarta, scomparsa e meno nota, dedicata ai Profeti e distrutta dagli austriaci nel 1783 per far posto al primo parco pubblico della città e al Museo di Storia Naturale (l'edificio, prima, era già stato mutilato quando vennero costruite le mura spagnole). Accanto a San Dionigi, nel 1023, era stato fondato anche un monastero, poi affidato a 12 monaci benedettini e dotato di numerosi possedimenti. Il vescovo Ariberto d'Intimiano aveva poi fatto costruire un ospedale, restaurò la chiesa e le donò uno splendido crocefisso. In attesa di nuovi scavi, «in parallelo spiega la Soprintendente Antonella Ranaldi si stanno anche studiando le tante opere d'arte provenienti da San Dionigi e migrate in altri luoghi e chiese. Tra queste, la vasca in porfido rosso dove forse in origine fu deposto il santo e oggi custodita in Duomo, il crocefisso di Ariberto nel Museo del Duomo, il reliquiario in avorio conservato in San Nazaro, oggi individuate e catalogate dal professor Andrea Spiriti». Durante il primo cantiere aperto nei Giardini per i sondaggi c'erano stati già ritrovamenti interessanti, come una rosa in marmo bianco e tracce di murature che avevano consentito di «fissare con esattezza la posizione della chiesa», dice ancora Ranaldi. Si trattava, infatti, di un muro perimetrale. Dagli scavi erano anche riemerse varie sepolture, una delle quali contenenti uno scheletro che è tuttora oggetto di analisi da parte degli esperti del Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense, diretto da Cristina Cattaneo. Gli scavi ora hanno riportato alla luce le più antiche fondazioni in ciottoli e i muri lunghi orientati est-ovest della chiesa di Ambrogio oltre a murature in mattoni di reimpiego databili al IX secolo, in età carolingia, «probabilmente da riferirsi ad un intervento di ristrutturazione da parte dei due vescovi franchi prosegue la Soprintendente Angilberto I e Angilberto II, nell'ambito di un piano che interessò le antiche chiese ambrosiane di Milano tra cui la stessa Sant'Ambrogio». Le ricerche proseguiranno per capire «le varie fasi e la giacitura paleocristiana. Questa scoperta conclude conferma l'impronta di Ambrogio sulla città».