Napoli. Chiese che cadono a pezzi; ché anche l'incuria è sacrilega. Affreschi offesi dalle crepe, ponteggi che sorreggono volte che si sbriciolano, navate che Dio non voglia potrebbero caderti addosso, come denunciato più volte dal Comitato di Portosalvo. Molti luoghi di culto versano in condizioni che non ti aspetteresti per una città come Napoli che conta oltre 500 chiese. Il caso più recente è quello di Santa Maria del Popolo degli Incurabili, risalente al 1530: all'alba del 24 marzo scorso è crollata una volta di sostegno del pavimento retrostante l'altare maggiore e il crollo ha provocato anche un cedimento che ha interessato la tomba di Maria D'Ayerba, co-fondatrice dell'Ospedale degli Incurabili, e parte del coro ligneo. Un danno, insomma, incommensurabile . I Girolamini Cominciamo dalla chiesa dei Girolamini. La foto pubblicata è impietosa: una crepa larga un bel po' di centimetri si apre come una ruga malefica, mettendo in pericolo l'affresco in una nicchia di una delle navate. Quella più sospetta è verticale; parte dalla sommità della parte e si allunga verso il basso, ma lo smottamento ne ha create altre che si diramano come un delta , arrivando fin nell'angolo, da un lato, e verso il santo, dall'altro. La chiesa dei Girolamini o di San Filippo Neri cominciata nel 1592 e conclusa nel 1780 fa parte del più vasto complesso con la biblioteca del noto saccheggio dei libri rari, è chiusa da anni. Il degrado, tuttavia, non è solo dentro ma anche fuori, con erbacce che si arrampicano lungo la facciata, compromettendo anche i marmi esterni. La Scorziata Caso a parte è la chiesa della Scorziata costruita nel 1579 per volontà di Luisa Paparo, in seguito alla disposizione del padre Aurelio, e di Giovanna Scorziata, vedova di Ferrante Brancaccio perché oltre all'abbandono c'è anche l'oltraggio dei furti. Nel 1993 come ha scritto su questo giornale Rossana Di Poce senza alcuna pietà sono divelte e rubate tutte le opere d'arte all'interno: paliotto con bassorilievo scolpito, la grande tela di un allievo di Solimena e i marmi dell'altare maggiore. Viene praticamente trafugata ogni cosa: un San Giovannino copia di Caravaggio attribuito a Battistello Caracciolo, madonne del Sei-Settecento, cone lignee, la statua marmorea di Santa Rosa, pulpito, organo e acquasantiere. Un colpo che assomiglia ad un espianto sistemico d'organi nel cuore antico di Napoli. Nel 2011 sono segnalati dalla stampa affreschi ancora sconosciuti, per arrivare al fatale incendio del 2012, quando per la festa dei cippi di Sant'Antuono, le fiamme devastano completamente la chiesa partendo dai cassonetti della spazzatura posti inspiegabilmente per anni davanti alle splendide balaustre settecentesche d'ingresso. San Nicola alla Carità Infine, c'è la chiesa di San Nicola alla Carità, costruita dai Pii Operai tra il 1647 e il 1682, e raggiunse il suo massimo splendore nel primo Settecento, quando furono portati a termine tutti i lavori. E' certamente una delle più belle chiese barocche napoletane. Il parroco don Mario Rega si sta battendo per continuare i lavori di restauro. Alcune volte sono compromesse, permangono ancora i ponteggi. La chiesa fu oggetto di un precedente restauro ad opera di Meridonare (la prima piattaforma di crowdfunding sociale) di quattro dipinti grazie ad un fondo di circa 5.000 euro.