In campo gli esperti milanesi. Non coinvolti i ricercatori leccesi LECCE. Sono giunti da Milano per usare le nanotecnologie nel restauro conservativo della statua di Sant'Oronzo, a Lecce, proprio in casa del Cnr Nanotec che nel campus Ecotekne ha una sede di 12 mila metri quadrati con oltre 200 ricercatori. Non solo: gli specialisti dell'azienda lombarda «4ward360» hanno utilizzato tecniche e materiali che il Cnr possiede, secondo quanto spiega la direttrice del centro di ricerca salentino, Maria Losurdo. «Non conosco la specifica tecnica dell'intervento dice e comunque l'istituto di Lecce è normalmente integrato con il territorio, quindi, col il comune di Lecce, ma ho bisogno di guardare i termini della gara perché magari era un intervento particolare per il quale è richiesta una esperienza pluriennale in un determinato settore». Ad illustrare cosa è stato fatto ieri a Lecce su una porzione della statua del santo patrono, oggetto di restauro da parte della ditta «Colaci», è l'amministratore delegato di «4ward360», Sabrina Zuccalà: «Abbiamo applicato delle nanoparticelle sulla superficie del manufatto per far sì che rimanga intatta nel tempo. Si tratta di nanotecnologie appositamente create da noi ad hoc. C'è chi parla e chi fa i fatti», aggiunge poi l'ad dell'impresa milanese quando le si chiede se è sa dell'esistenza del Cnr Nanotec a Lecce. «Sarebbe bello poter collaborare con il Cnr unendo le forze, ma quello che manca è che le università ed i centri di ricerca si uniscano con le aziende sostiene Zuccalà e non creando start-up che non hanno esperienza, ma per far sì che i loro materiali possano arrivare alle persone. Finché l'università studia ma non permette alle aziende di avvicinarsi, non ci sarà collaborazione e loro rimarranno fermi perché non hanno le risorse economiche necessarie. Noi collaboriamo con la Bicocca di Milano, con La Sapienza di Roma, con l'Università di Palermo, con l'Università di Trento, ma non con il Cnr che non ci ha contattati, nemmeno dopo il nostro comunicato stampa sul restauro a Lecce. Ci aspettavamo che almeno una università, un centro di ricerca, un privato del territorio ci chiamasse per proporre una collaborazione, invece niente. Se dicono che non ne sanno niente, vuol dire che sono chiusi all'interno del loro circuito e non aprono la mente, il che non significa essere stupidi, ma non propensi ad andare oltre, ad uscire dagli schemi, a migliorarsi». Persino l'ambasciatore emerito dell'Unesco, Ray Bondin, ha fatto sapere che occorre investire nell'arte per preservarla utilizzando «prodotti innovativi capaci di penetrare i polimeri che costituiscono le opere, che siano in grado di effettuarne una pulizia dall'interno e di stabilizzarne il materiale». Un campo, questo, in cui opera il Cnr Nanotec, come conferma Maria Losurdo: «Ci sono diversi nostri istituti che lavorano in questo settore. Inoltre, in Italia sta nascendo una grande infrastruttura a livello nazionale proprio per la conservazione del nostro patrimonio culturale. In questo senso gli istituti di ricerca non sono insensibili al problema proprio a livello centrale. Sarà una infrastruttura con dei poli regionali». La statua del santo patrono di Lecce, rimossa dalla sommità della colonna di piazza Sant'Oronzo, si trova ora nell'androne del municipio, dove sono in corso i restauri finanziati da alcuni sponsor. L'intervento conservativo parziale è stato eseguito gratuitamente dalla «4ward360» che si è detta disponibile a completare il lavoro una volta terminato il restauro. «Ci siamo proposti noi alla ditta Colaci e loro hanno accettato la collaborazione - svela Sabrina Zuccalà - In questo modo cittadini e turisti potranno ammirare la statua integra anche nei prossimi anni. Siamo molto impegnati nel preservare i beni culturali nel mondo. Dopo le applicazioni di nanotecnologie sull'Esercito di Terracotta in Cina, quelle sul relitto navale di Marausa, e questo sulla statua di Sant'Oronzo, andremo a Malta per eseguire degli interventi sugli splendidi pavimenti in marmo della concattedrale di San Giovanni Battista, a La Valletta».