La responsabile del polo museale sui lavori «invasivi» Intanto, il ministro Alberto Bonisoli sarà oggi in città NAPOLI. Sarà il ministro per i Beni culturali Alberto Bonisoli ad avere presumibilmente l'ultima parola sulla spinosa questione della ristrutturazione del complesso monumentale dei Girolamini e, in particolare, sul «congelamento» della biblioteca, necessario, secondo quanto si legge nella relazione di accompagnamento al progetto esecutivo, firmato dal soprintendente Luciano Garella, che ha scatenato l'indignazione dello storico dell'arte Tomaso Montanari, ma che ha anche indotto la responsabile del Polo museale della Campania Anna Imponente ad inviare un esposto alla procura della Repubblica di Napoli. Il ministro dovrebbe arrivare oggi nel primo pomeriggio nel capoluogo campano. Già da mesi nella sua agenda la partecipazione al Convegno mondiale dell'industria calzaturiera ospitato proprio nel Palazzo reale. Solo l'eventuale convocazione nello steso arco temporale del Consiglio dei ministri potrebbe trattenerlo a Roma. Al di là dell'occasione specifica della sua visita, è presumibile che Bonisoli si esprima anche su quello che sta diventando, dopo le polemiche sul paventato spostamento delle Opere di misericordia di Caravaggio dal Monte di Pietà al Museo di Capodimonte, il nuovo fronte dei beni culturali a Napoli. Ad appellarsi al ministro l'associazione Italia Nostra, che ha chiesto un intervento deciso per evitare lo «sventramento» del complesso dei Girolamini. L'intervento di «valorizzazione del percorso di visita e restauro degli spazi monumentali della Biblioteca» questa la dizione corretta prevede anche l'installazione di due ascensori, la creazione di un book-shop e la destinazione di un'area a bar-ristorante che verrebbe probabilmente gestito da privati. È evidente che l'iniziativa di Imponente di scrivere alla Procura, con lei anche il direttore del complesso Vito De Nicola, non sia piaciuta affatto al soprintendente. La diretta interessata prova a minimizzare e a gettare acqua sul fuoco. Ma dietro le parole amichevoli e diplomatiche non è difficile leggere la contrarietà ad alcuni aspetti del restauro. Del resto, nell'informativa inviata alla magistratura, la responsabile del Polo ha parlato chiaramente di «interventi alquanto marcati, alcuni senz'altro invasivi». E, si sa scripta manent. «Forse ammette bisognerebbe smussare i toni e fare in modo che le parole corrispondano realmente alle intenzioni». Ma poi ricorda la sua passione per la scrittura. «Non scrivo solo di Storia dell'Arte, che resta comunque il mio interesse prevalente, sono dunque abituata a pesare le parole che devono essere adeguate alle circostanze ed esprime un profilo basso». Sostiene che i suoi rapporti con Garella sono «ottimi» e rivela: «Non più di una settimana fa abbiamo avuto un incontro. E abbiamo deciso di rivederci per trovare una soluzione condivisa, credo che ne riparleremo la prossima settima». Sì, perché secondo Imponente «la soluzione non potrà che nascere dalla condivisione della questione da effettuarsi intorno a un tavolo». Di fatto, resta perplessa su alcuni aspetti del progetto. Per esempio, sulla necessità di un ristorante all'interno del complesso monumentale. «I Girolamini non si trovano nel deserto. Tutt'intorno ci sono tanti locali che possono soddisfare le esigenze alimentari del pubblico». Ma subito dopo aggiunge: «Gli oratoriani mangiavano, tanto è vero che c'era un refettorio. Se si realizzasse qualcosa in sintonia con la tradizione si potrebbe il punto ristoro si potrebbe anche giustificare. Se invece si realizzasse una colonizzazione alimentare del complesso non sarei affatto d'accordo». Per Imponente non sarebbe questa, insomma, la priorità. «Io punterei decisamente alla fruizione della Chiesa e delle Pinacoteca. Quel luogo si deve considerare l'epicentro di una zona, come quella del Duomo, già ricca di tesori artistici di inestimabile valore, un vero e proprio gioiello». Un pensiero finale per il ministro. «Nel corso di una sua visita a Napoli, Bonisoli ha avuto parole di elogio per quelle persone, veri e propri eroi, che hanno salvato la biblioteca dalla scempio (la sottrazione di volumi preziosi che ha coinvolto anche l'ex direttore della Biblioteca Marino Massimo De Caro, ndr ). Si è sempre dimostrato molto sensibile alle meraviglie di questo luogo ».