Il ministro Stefani convoca i governatori sul regionalismo differenziato. Dibattito in Parlamento De Luca: «Inutili alcuni pareri vincolanti». Autonomia, nuovo scontro con Zaia NAPOLI. «Nell'ambito dell'autonomia differenziata, dobbiamo chiarire quali materie devono avere carattere nazionale, come la scuola e la tutela dei beni storici e artistici, anche se io ritengo che vadano ridotte di almeno un terzo le competenze delle Soprintendenze: in alcune materie è inutile avere pareri vincolanti». Il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, affonda il colpo, attaccando quella che per lui resta «una palude burocratica» da bonificare e un «groviglio normativo» da sciogliere al più presto, dato che tutto fa, tranne che tutelare il patrimonio urbano, giacché, alla fine, produce soltanto lungaggini procedurali, allungando inevitabilmente i tempi realizzativi dei lavori delle opere edilizie. È la vecchia battaglia per la «sburocratizzazione» che oggi il governatore della Campania raccoglie sulla strada accidentata della trattativa sull'autonomia differenziata. Il ministro per gli Affari regionali, Erika Stefani, ha provato a mettere intorno ad un tavolo i presidenti delle Regioni per riflettere sulle modalità di approccio alla questione: la discussione sulle competenze, il coinvolgimento del Parlamento e il riequilibrio delle risorse. «Nella pre-intesa c'è la compartecipazione su Iva e tributi ha tenuto a sottolineare il presidente del Veneto, Luca Zaia . Sull'intesa presentata con il Governo c'è scritto che partiamo con la spesa storica, e che abbiamo tre anni di tempo per passare gradualmente ai fabbisogni standard, ormai un obbligo di legge. Superati i tre anni si passa alla spesa media storica nazionale. È il principio della livella, come ho ripetuto al collega presidente della Campania, De Luca. Sprecheranno tutti un po' di meno ha continuato . Non dimentichiamo che in questo Paese abbiamo 30 miliardi di euro di sprechi all'anno nella Pubblica amministrazione». Ma il governatore campano ha opposto la sua resistenza: «Chiediamo di rimettere il dibattito con i piedi per terra, perché una grande questione storica, ideale e costituzionale non può essere ridotta a questione di interessi di bottega. Ripeto ha avvertito la Campania accetta la sfida dell'efficienza; ci sono, in modo particolare al Sud, aree di parassitismo e di cialtroneria, ma i cialtroni sono i principali nemici del Sud. Chiariamoci: forme di autonomia fiscale per quanto consentito dallo Stato, ma anche fondo di perequazione e di coesione per affrontare il divario fra Nord e Sud: questo è il primo nodo da risolvere, altrimenti il Mezzogiorno è destinato all'impoverimento». Insomma, così non va: «Capiamoci bene ha insistito : serve una valutazione, prima e non dopo, da parte degli uffici di bilancio dello Stato. Occorre definire in anticipo il fabbisogno standard e i livelli essenziali di prestazione. Altrimenti ha concluso dove andremo a parare?».