Ci sono muri che dividono e altri che uniscono e spalancano le porte al mondo. Come quelli dell'Ortica, un piccolo borgo di 4mila anime dove si respira ancora l'atmosfera popolare della Milano di una volta. Un quartiere di origini agricole, come suggerisce il nome che viene da «orto», e dove i ritmi, scanditi dai treni, sembrano ancora rallentati e la vita scorre intorno alla piazza, tra un caffè alla Pasticceria Eoliana e un valzer alla storica balera. Proprio come in un paese, anche se poi il caos e il traffico cittadino sono appena oltre la ferrovia. Il passato si respira ovunque, ma l'Ortica guarda anche al suo futuro e lo fa con ambizione: quella di diventare il primo quartiere-museo al mondo. Un museo a cielo aperto diffuso per il distretto, accessibile a tutti . Grazie a Orme, Ortica Memoria, un progetto che ha preso forma e cuore due anni fa con il sostegno anche dell'amministrazione comunale: l'idea è quella di dipingere la memoria del '900 sui muri attraverso 20 opere di street art, tra le più grandi in Italia. E si è già a metà strada, perché ne sono state già realizzate 10: nel percorso tra le vie del borgo si possono vedere il «Murale delle donne che hanno fatto grande il '900», da Alda Merini a Liliana Segre; «Il muro della legalità», con i ritratti, tra gli altri di Giorgio Ambrosoli e del generale Carlo Alberto dalla Chiesa; «La musica popolare», con Ornella Vanoni, Nanni Svampa, Giorgio Gaber e ovviamente Enzo Jannacci, che ha scritto versi entrati nella storia della canzone milanese, come «Faceva il palo nella banda dell'Ortica». E poi il «Muro della cooperazione» sulla Cooperativa Edificatrice Ortica; il «Muro del partigiano e del vescovo», ovvero Luigi Morandi e Marco Ferrari; «Le parole della libertà», il primo murale, realizzato nel 2015, da cui è partito tutto il progetto, che rappresenta le parole scelte dagli alunni delle scuole del territorio che meglio rappresentano libertà e resistenza; il «Murale dello Sport», da Sandro Mazzola a Gianni Rivera; «Il muro dei lavoratori», dedicato alle lotte operaie, e «Ortica viene da orto», ispirato alle origini agricole del quartiere. E poi c'è l'ultimo, il decimo, «Human», il muro delle migrazioni, appena inaugurato, un murale a specchio sotto le due pareti del tunnel di via San Faustino. Racconta Walter Contipelli di Orticanoodles, il collettivo che realizza tutti i murales: «È dedicato alle migrazioni in generale, ai migranti di ieri, oggi e domani, dagli italiani che nel '900 sono partiti per cercare una vita migliore all'estero, agli stranieri che arrivano oggi sui barconi. È fatto con i colori del mare, ma anche con il viola, funereo, e il rosso, il colore del sangue». Quest'ultimo in particolare ha suscitato anche qualche polemica da parte dell'opposizione comunale perché giudicato troppo di sinistra. Mentre la critica d'arte Mirella Crimi commenta:«Questo è un quartiere straordinario: ho notato amicizia, solidarietà, fratellanza, un senso della comunità fuori dalla norma che si riflettono anche in queste bellissime opere all'aperto: questi muri sono vivi». E parlano con il linguaggio universale dell'arte per trasformare l'Ortica in un nuovo polo culturale. Come conferma anche la vice sindaco Anna Scavuzzo: «Oggi questi murales raccontano di una storia che è viva nei nostri quartieri, ma non è solo un racconto della Milano che fu, ma lo sguardo di chi ha memoria nell'oggi e in quello che sarà domani. Il nostro ruolo come Comune è che l'Ortica non parli solo a Milano». Ecco allora che la memoria del passato traghetta l'Ortica verso il suo futuro, come museo a cielo aperto, ma anche come borgo a vocazione turistica. Adesso anche chi viene da fuori, e magari da molto lontano, può vedere e conoscere la storia meneghina e i volti di chi ha fatto grande la città, passeggiando all'aperto tra le vie di un quartiere di periferia. Grazie ai muri.