La vedova del giornalista e la mossa del Comune di Udine: noi guardiamo lontano Tiziano Terzani? E chi era costui? «Un Santo secolare, un oggetto di culto, complimenti a chi è riuscito a imporlo associandolo a un'idea di alta qualità come persona, della quale io fortemente dubito anche perché ci sono autorevoli esponenti che sull'analisi storica di Terzani avrebbero mosso più di qualche critica» risponde da Udine l'assessore comunale alla Cultura, Fabrizio Cigolot. La giunta leghista ha annunciato il taglio dei finanziamenti che le precedenti amministrazioni garantivano da 15 anni al Festival VicinoLontano, dedicato all'autore di «Un indovino mi disse»: da trentamila a diecimila euro. Un colpo non ancora mortale per gli organizzatori che possono contare (salvo contrordini) su altri 192 mila euro della Regione e su sponsor privati. Ma il messaggio del Comune è chiaro: il Festival e i partecipanti sono troppo di sinistra per i nostri gusti. «Questa decisione è la punta di un iceberg, oggi avverte Angela Staude, vedova dello scrittore e presidente della giuria che attribuisce ogni anno il Premio a un libro che sarebbe piaciuto a Tiziano . Ma domani può diventare una minaccia più grande. Hanno liquidato il premio come irrilevante o come strumento per fare politica». Semmai geopolitica? «Fin dal titolo, il festival ri-specchia gli interessi di Terzani, che era vicino, era un italiano, ma guardava lontano, al mondo, perché sapeva quanta rilevanza avesse in Italia ciò che accadeva all'estero». Tiziano avrebbe suggerito di restare calmi Diceva: ci sono persone che cercano di aizzare il cane che è in noi, così il cane abbaia e morde, invece non bisogna reagire I leghisti dicono che premiate solo autori comunisti. «Il primo a ricevere il premio nel 2005, l'anno dopo la morte di Tiziano, è stato il francese François Bizot con "Le Portail", Il Cancello, un atto d'accusa ai Khmer rossi e ai crimini commessi da quel regime in Cambogia. Due anni dopo abbiamo conferito il nostro unico riconoscimento postumo ad Anna Politkovskaja, che aveva descritto la violenza in Cecenia e la nuova Russia, ricca e senza regole. Abbiamo premiato l'olandese David Van Reybrouck per come, nel suo libro "Congo", ha indagato sulla brutale colonizzazione belga. Tra gli italiani, hanno vinto Fabrizio Gatti e Domenico Quirico, giornalisti coraggiosi, che scrivono andando sempre sul posto, e spesso sono luoghi molto rischiosi». Che sia la composizione della giuria a non piacere alla Lega di Udine? «Include professionisti come Milena Gabanelli, Marino Sinibaldi, Giulio Anselmi, Marco Del Corona, Andrea Filippi». Non è vero che si guarda solo ad autori comunisti: il primo a ricevere il riconoscimento fu il francese Bizot che aveva denunciato gli orrori del regime dei khmer rossi Allora forse è la città che non è interessata al Festival? «Al contrario, è sempre più partecipe. Al Teatro Giovanni da Udine i 1.200 posti sono esauriti ogni anno. Possiamo contare sul contributo di tantissimi volontari, ma non basta. Le spese vive, per far arrivare personaggi da Paesi lontani, sono alte: biglietti aerei, hotel. E ci teniamo a mantenere gratuiti gli ingressi a tutti gli eventi in programma per quattro giorni». Quindi qual è il vostro peccato originale? «Essere nati sotto una giunta di sinistra. Il nuovo sindaco ha attaccato il Festival già in campagna elettorale, ci accusa di invitare autori terzomondialisti». Il pubblico «La città ha sempre partecipato, i 1.200 posti del teatro sono esauriti ogni anno» Che cosa consiglierebbe Tiziano Terzani? «Di restare calmi. Diceva: ci sono persone che cercano di aizzare il cane che è in noi. Così il cane abbaia e morde, invece non bisogna reagire, sennò finisce che uno azzanna più dell'altro». Non vale soltanto in questo caso. «No, certo. Questo taglio di ventimila euro è storia da poco, in confronto a quello che sta succedendo su più vasta scala: i nuovi governi vogliono distruggere quanto fatto dai precedenti». Campagna elettorale «Nati sotto una giunta di sinistra, il nuovo sindaco ci attaccava in campagna elettorale» La sua candidatura alle prossime elezioni municipali di Firenze, a sostegno del sindaco Nardella (Pd), non c'entra? «Non penso. Ma ci sono momenti della storia in cui non si può restare a guardare. Io sono tedesca e non dimentico come cominciò in Germania negli anni Trenta. I tedeschi non presero sul serio "l'imbianchino", non si ribellarono quando cacciò gli ebrei dalle università, e Hitler capì di avere mano libera. Negli anni Ottanta Tiziano intervistò Maruyama, il più grande sociologo giapponese: il Giappone è una democrazia? Gli rispose: la democrazia va esercitata, o non è più una democrazia». Firenze e altre città hanno offerto ospitalità al Festival: lascerete Udine? «Sono commossa e ringrazio tutti. Ma io non scappo».