Paola Gribaudo è la nuova presidente dell'Albertina. Succede a Fiorenzo Alfieri, passato al Castello di Rivoli. Esperta di libri d'arte, è la figlia del pittore Ezio, già alla guida dell'Accademia e oggi presidente onorario. «Sono la prima donna, mio padre ancora non ci crede». «Mio padre ancora non ci crede che io sia la prima donna a diventare presidente della sua amata Accademia di Belle arti». Paola Gribaudo, figlia del grande artista Ezio (già alla guida dell'Albertina dal 2005 al 2007 e oggi presidente onorario) ha appena ricevuto la conferma della nomina dal ministero dell'Istruzione. Sorride in mezzo ai libri, i dipinti e le sculture dello studio-museo alle spalle della Gran Madre. Nessuna donna è mai arrivata ai vertici di questa istituzione fondata nel lontano 1678. Che effetto le fa? «Sono emozionata, è una notizia che mi fa molto piacere, non solo a livello personale, ma anche per la mia famiglia e per la mia città. Perché anche se il lavoro mi ha spesso portata all'estero, con Torino ho sempre conservato un legame molto forte». Per questo ha scelto di rimanere a vivere qui? «Sì. E non solo. Ho sempre fatto in modo che i miei libri fossero stampati a Torino, per portare così le eccellenze e il nome della città nel mondo. In un certo senso, quindi, questa nomina rappresenta per me un cerchio che si chiude. E poi, arriva in un momento molto particolare». In che senso? «Da poco è mancato il mio grande amore. Sono molto credente e sono certa che sia un po' merito suo». Oltre che con la città, ha sempre mantenuto un rapporto saldo con l'Accademia. «L'ho sempre frequentata, ancora di più a partire dagli anni in cui mio padre ne aveva assunto la presidenza. Conosco molti docenti che vi lavorano, ho tenuto diverse presentazioni di libri e curato cataloghi e mostre. L'ultima è stata quella dedicata a Carlo Guarienti in Pinacoteca alla fine dello scorso anno dal titolo "L'arte ci serve per non morire di realtà". Per me queste parole hanno sempre avuto un significato profondo». Nel 2016 ha anche ricevuto la medaglia di accademico d'onore. «Sì, il riconoscimento mi è stato assegnato proprio per il mio ruolo di ambasciatrice del libro d'arte, ne ho curati oltre mille, e per aver portato il nome di Torino nel mondo, da Buenos Aires a San Pietroburgo, da New York a Tokyo». Insomma, in Accademia lei è già di casa. E cosa pensa del lavoro fatto dal suo predecessore, Fiorenzo Alfieri? «Ha lavorato molto e il risultato è che quella di oggi è un'Accademia avanzata sotto tutti i punti di vista. Non bisogna dimenticare anche il grande lavoro fatto dall'infaticabile direttore Salvatore Bitonti, che è sempre in giro per il mondo a promuovere l'Albertina. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: abbiamo allievi che provengono da 40 Paesi. È una strada su cui bisogna proseguire». Un progetto importante avviato da Alfieri e Bitonti è quello del Polo delle Arti. Cosa ne pensa? «L'accordo stipulato con il Conservatorio è importantissimo e intendo portarlo avanti con tutte le energie possibili. Penso sia fondamentale per Torino creare un Politecnico delle arti. La nostra città vanta una grande tradizione per quanto riguarda l'arte moderna e contemporanea, e non può rischiare di essere tagliata fuori. Lo stesso ministro dell'Istruzione Marco Bussetti, quando è venuto a Torino all'inaugurazione dell'anno accademico, ha sottolineato quanto pesi la cultura sul Pil e quale indotto genera. Come diceva Olivetti, "La bellezza è cultura e la cultura ci rende liberi"». In che modo porterà la sua passione per i libri e le sue competenze nel settore dell'editoria d'arte all'Albertina? Ha già qualche progetto in mente? «Sicuramente continuerò a occuparmi delle pubblicazioni e dei cataloghi. Forse sarò primo presidente a farlo. E poi, vorrei far conoscere di più alla città i meravigliosi libri che sono conservati all'Albertina. La Biblioteca custodisce circa 35 mila volumi, alcuni dei quali preziosissimi, come la prima edizione dell'Encyclopédie di Diderot-d'Alembert. In quanti lo sanno? Un'altra cosa che intendo fare è lavorare per promuovere sempre di più le donazioni. Io stessa ho donato in passato molti volumi all'Accademia e sono certa che tanti artisti e intellettuali sarebbero felici di farlo. Non ultimo, all'Albertina esiste già un corso per imparare a fare volumi d'arte e mi piacerebbe potenziarlo». La aspetta una bella mole di lavoro. «Lo affronterò come sempre con passione coraggio e dedizione. Credo profondamente nel ruolo fondamentale dell'educazione e dell'umanesimo. E lavorare non mi spaventa». E suo padre cosa ne dice? «Mi ha augurato buona fortuna».