L'esploratore Heyerdahl e la missione sull'Isola di Pasqua: migliaia di reperti riconsegnati C'è un motivo speciale che lega il figlio di mister Kon-Tiki a Rapa Nui: un macigno che non è compreso tra le migliaia di reperti e artefatti che il museo da lui diretto per tanti anni a Oslo, finalmente, si appresta a riconsegnare ai legittimi proprietari, agli indigeni di quella che viene anche chiamata Isola di Pasqua. Nel 1955 aveva 17 anni, Thor Heyerdahl junior, quando vi arrivò con un padre già diventato famoso, sei anni prima, per aver attraversato il Pacifico su una zattera di legno di balsa da lui stesso costruita. Seimila chilometri a vela con altri cinque intrepidi per provare che gli antichi abitatori del Sudamerica avrebbero ben potuto raggiungere (e popolare) la Polinesia a bordo di semplici imbarcazioni. Padre e figlio furono accolti con calore dai locali. L'eco dell'impresa dell'esploratore norvegese era arrivata anche là, tra i Moai, enigmatiche sculture conficcate sui pendii in faccia all'oceano. I due stranieri venivano chiamati «Kon-Tiki Nui Nui» (Kon-Tiki il grande) e «Kon-Tiki Iti Iti» (il piccolo). Heyerdahl e i cinque archeologi della missione condussero i primi veri scavi sulla Grande Isola (questo il significato di Rapa Nui). A forza di pala e pazienza studiarono quelle testone di pietra, che secondo i locali rappresentavano gli antenati, scoprendo che avevano anche un corpo (altrettanto gigantesco) sotto la superficie. E dimostrarono che potevano essere trascinate con delle corde per decine di metri. Raggiunsero grotte mai «violate» prima, che la gente del luogo aveva usato per secoli come santuari. Un tesoro culturale da cui Heyerdahl prelevò (acquistandoli) migliaia di oggetti, piccole sculture, ossi lavorati. Che in questo modo, dicono gli eredi, sono stati preservati. E che ora saranno riconsegnati ai locali, «non prima che vi sia un museo ben equipaggiato per accoglierli». Alla firma dell'accordo con i norvegesi, la ministra della Cultura cilena Consuelo Valdés ha sottolineato il diritto degli indigeni a recuperare i pezzi di un patrimonio culturale finito dall'altra parte del mondo. Dal canto suo «Kontiki il piccolo», ormai diventato un canuto signore di 81 anni, ha detto che così «si mantiene fede alla promessa fatta da mio padre» alla gente di Rapa Nui: «Restituiremo gli oggetti dopo averli analizzati e catalogati». C'è voluto tempo, troppo. D'altra parte, anche Thor Heyerdahl junior ci ha messo decenni per venire a patti con l'eredità di quel viaggio giovanile a Rapa Nui, per disfarsi di un macigno che si è portato dietro per tutta la vita. Lui stesso l'ha ricordato poco tempo fa a un giornale norvegese. Un giorno, sull'isola, gli stranieri invitarono i bambini locali a una festa. Il campo base della spedizione era sulla costa opposta al villaggio. «Kon-Tiki il piccolo» era uno dei due marinai che andarono a prendere i ragazzini. Balli, canzoni, giochi. Finita la festa, i locali tornarono sulla barca per essere riaccompagnati al villaggio. Appena partiti, «una grande onda si alzò dall'oceano e si schiantò su di noi. Credevo che loro sapessero nuotare come pesci, e invece mi sbagliavo». La spiaggia era lontana, «cercammo di metterci in salvo sulla scogliera che però aveva rocce di lava tagliente». Thor junior si ricorda insanguinato e impotente, mentre dal campo base partivano a nuoto gli uomini per salvare i ragazzi. Per alcuni fu troppo tardi: due dodicenni furono ritrovati a 30 metri di profondità. Anche l'insegnante che cercò di raggiungerli morì annegato. Heyerdahl padre ebbe parole dure e definitive per il figlio, che a distanza di decenni ancora se le ricorda: «Sei un marinaio esperto, cosa hai fatto oltre a pensare di salvare te stesso?». Per anni Thor junior non volle tornare a Rapa Nui. Lo fece nel 2002, unico sopravvissuto della missione degli anni 50. Mentre era a messa nella chiesa dell'isola, sentì qualcuno che chiamava: «Kon-Tiki iti iti! Kon tiki-iti iti»... Era una donna. Che lo abbracciò. «Ricordi l'incidente sulla spiaggia? Ricordi una ragazzina che si aggrappò a te sulla scogliera? Ricordi che mi hai salvata?». Thor se l'era dimenticato. In spagnolo la donna gli disse: «Gracias para la vida». Grazie per la vita. Da allora Kon-tiki il piccolo (ormai vecchio) è tornato ogni anno a Rapa Nui. Il senso di colpa si è molto ridotto. Un macigno sbriciolato, sull'isola dei Moai, dove presto torneranno anche i reperti prelevati tanto tempo fa da un padre straordinario e inflessibile, Kon-tiki il grande.
Il figlio di mister Kon-Tiki a Rapa Nui: Vi ridiamo i tesori presi da mio padre
Thor Heyerdahl junior, figlio dell'esploratore norvegese, ha restituito migliaia di reperti e artefatti provenienti dalla sua missione sull'Isola di Pasqua (Rapa Nui) ai legittimi proprietari, gli indigeni dell'isola. La missione, condotta nel 1955, aveva scoperto testoni di pietra giganteschi e altri oggetti che dimostravano che gli antichi abitatori del Sudamerica potevano raggiungere la Polinesia a bordo di semplici imbarcazioni. I reperti furono raccolti da Heyerdahl e cinque archeologi, che condussero i primi veri scavi sulla Grande Isola.
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