Il 26 marzo la giunta comunale di Venezia ha approvato il ricorso al Tar contro i provvedimenti di tutela di Venezia del Mibac, continuando la sua inarrestabile corsa allo sfruttamento economico della città, ignorando le mobilitazioni cittadine e le proteste del mondo scientifico. Il Ministero per i Beni e le Attività culturali (Mibac) ha istituito con Decreto del 31 gennaio 2019 il vincolo di tutela dei beni culturali ai sensi dell' art. 12, D. Lgs. 422004 al Canal Grande, al Bacino e Canale di San Marco e al Canale della Giudecca, riconoscendo per la prima volta in Italia l'interesse storico-artistico delle vie d'acqua urbane. L'applicazione del vincolo impedirebbe in questi canali il transito delle grandi navi, che (come abbiamo più volte spiegato in questo sito) sono una delle principali cause della devastazione della Laguna di Venezia, soggetta ad un drammatico processo erosivo causato dal moto ondoso e l'atrofizzazione della rete dei canali naturali provocato dall'entrata in laguna di questi transatlantici. Ricordiamo che l'effetto negativo di queste navi é riconosciuto dal mondo scientifico nonché sancito dal Decreto Clini Passera n 79 del 2 marzo 2012, con il quale si stabiliva che nella Laguna di Venezia era vietato il transito nel Canale di San Marco e nel Canale della Giudecca delle navi adibite al trasporto di merci e passeggeri superiori a 40.000 tonnellate di stazza lorda. Applicare questa tutela non significa che le grandi navi devono essere estromesse solo da Bacino di San Marco, soluzione non sufficiente per salvare Venezia dai processi di degrado in corso, ma devono essere estromesse dalla Laguna di Venezia. Quindi la folle proposta, che continua a ripresentarsi, di far risalire le navi da crociera lungo i canali industriali dalla bocca di Malamocco per approdare al Porto di Marghera o proseguire per raggiungere la Marittima attraverso il canale Vittorio Emanuele non è accettabile. Questa ipotesi, come spiegato da Andreina Zitelli , prevede stravolgenti trasformazioni urbane per adempiere ai bisogni logistici, ma ancora prima implica imponenti scavi ai canali industriali. Ricordiamo che il canale dei Petroli é anche esso soggetto a restrizioni, in quanto leggi vigenti prevedono che deve essere ridimensionato e riconfigurato, riducendone l'impatto negativo che esso ha sulle dinamiche dei canali naturali. Le Leggi speciali prevedono il «riequilibrio idrogeologico della laguna, [...] l'arresto e inversione del processo di degrado del bacino lagunare e l'eliminazione delle cause che lo hanno provocato, [...] l'innalzamento delle quote dei fondali determinatesi per l'erosione presso le bocche di porto e nei canali di navigazione». Tutte le soluzioni che mantengono l'entrata delle grandi navi nella Laguna dalla Bocca di Porto di Malamocco percorrendo tutto o parte del Canale dei Petroli per fermarsi o a Porto Marghera o attraverso percorsi differenti arrivare alla stazione Marittima di Venezia - sono da scartare perché prevedono lo scavo di diversi milioni di sedimenti, anche contaminati, andando ad aggravare irrimediabilmente i danni all'ecosistema lagunare già prodotti negli anni industriali. Questo nuovo decreto per tutela del Canal Grande, del Bacino e Canale di San Marco e del Canale della Giudecca non deve far abbassare la guardia e la mobilitazione cittadina per la difesa della Laguna. Infatti, la giunta comunale due giorni fa, il 26 marzo, ha approvato il ricorso al Tar contro i tre provvedimenti del Mibac e continuerà con ignoranza e spregiuticatezza la sua opposizione alle argomentazioni scientifiche, alle leggi e i piani vigenti messe in campo per la difesa della Laguna. L'alleanza tra i gestori delle grandi navi e dello sfruttamento turistico, i forti poteri economici, l'Autorità Portuale e l'amministrazione locale sono decisi a dilapidare il patrimonio accumulato con sapienza nei corso dei secoli per fare profitti. A questi poteri bisogna ribellarsi.
Eddyburg
28 Marzo 2019
Venezia. Il Comune si oppone alla tutela di Venezia
ED
Edoardo Salzano
Eddyburg
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