Quando spunta incapsulata in una luce livida dall'«Ora di religione» di Marco Bellocchio ti colpisce, se non altro perché era dai tempi di Greenaway («Il ventre dell'architetto») che piazza Venezia, sintetizzata nel suo Vittoriano, non ispirava l'occhio del cinema. Nel film di Bellocchio la piazza si apre a raggiera da un taxi che, navigando nel traffico, ne traccia il perimetro, svelando pian piano l'Altare della Patria che, con il bianco incandescente, spezza la spettralità di quella scena. E afferma, ancora una volta, la centralità di quel monumento inaugurato «monco» nel 1911, completato a metà degli anni '30. Una macchina da scrivere, dicono quelli che non lo amano. Più simile invece a una immensa nave attraccata alla sua piazza-porto. Sarà per questo effetto dash che i gabbiani, spiazzati, la scambiano per un immenso scoglio rilucente. A cui si «accozza» una varietà di mondi: dai turisti fino agli attivisti di Greenpeace di alcune settimane fa che, esperti di comunicazione e non solo di pace, hanno con la loro azione «bucato» i palinsesti di qualsiasi tg nazionale. La tv ha quindi ripescato immagini da piazza Venezia. Anche immagini ufficiali, non solo frutto della protesta. Una delle ultime? Il presidente Ciampi che, accanto alla Moratti, ha riaperto l'anno scolastico con la diretta proprio dal Vittoriano, dopo averlo rilanciato a giugno scorso nel forte segno dell'Unità d'Italia. Una piazza, insomma, ritrovata dalla gente. E riproposta, mediaticamente, sul filo rosso di una nuova, diversificata massa di tribù metropolitane che lì sorge, come l'erba selvatica. Che quella piazza sia un gran incrocio di destini e di micromondi è un fatto che nasce da un semplice conto fenomenologico. Però poi ci sono le autoconvocazioni. Non si sono dati appuntamento i romani che, scoppiata la guerra, lì sono arrivati. Per urlare i tanti no al conflitto. Né si sono messi d'accordo i giallorossi che, tre anni prima, proprio attorno al giardino centrale, hanno omaggiato la loro Roma con i caroselli più folcloristici. L'incursione situazionista a firma di Greenpeace, nella forma della scalata ai sacri gradini del Vittoriano, surfa insomma sulla scia aperta da Ciampi e giunge come una spettacolare conferma della nuova immagine di un Altare diventato, di colpo, non solo neutro e quindi dal punto di vista del significante, elemento interessante da riempire di nuovi significati. Ma pure trendy. Osiamo: cool, con le sue mostre, le sue terrazze panoramiche e il suo ristorante contestato da An. Il Vittoriano dai molti significati. Greenpeace arriva e «sporca»; Moffa e Storace il giorno dopo ripuliscono deponendo una simbolica corona. Risacralizzando il luogo dall'azione irriverente. Ieri le adunate oceaniche, convocate, di Mussolini, ora la massa rap dei manifestanti «no global» - bipartisan? -, di tutte le età che lì chattano, spontaneamente, contro la guerra, contro il potere. «La piazza - riflette Alberto Abruzzese - è stata scelta dai movimenti anche in chiave polemica: dove fu comunicata la guerra, ecco che i manifestanti la vivono in antitesi provocatoria ai significati storici che essa trasmette. Ovvero nazionalismo e dittatura, veicolati dalla simbologia pesante di palazzo Venezia e del Vittoriano». Scrive a questo proposito lo storico Vittorio Vidotto in «Roma Contemporanea» (edizioni Laterza) che nel periodo fascista «la piazza monumentale della nazione, consumata nelle due dimensioni diurna e notturna dalle cerimonie del fascismo viene così inevitabilmente sottratta alla continuità della storia nazionale. Anche l'Altare della patria ne risultò coinvolto.... Tutto si addensava in un unico luogo con uno stravolgimento storico e metaforico delle memorie monumentali del passato». Risucchiato, intrappolato dall'estetica fascista, il Vittoriano: vittima, aggiunge Abruzzese «di un giudizio critico, che non ho peraltro mai condiviso, da parte di universitari, élite culturali, media di sinistra basato sull'errore storico che il Vittoriano fosse il prodotto dell'estetica fascista, quando invece era il risultato dell'architettura del tardo 800 europeo, della fede nel progresso, in linea con le architetture dell'Esposizione Universale». Ma un conto sono gli intellettuali, fa capire Abruzzese aggiungendo che «la gente, questa piazza se l'è sempre vissuta. Piazza del Popolo è sempre stata più un salotto e a San Giovanni c'è il richiamo centrale della basilica». Concorda Renato Nicolini (il cui nonno Giovanni, scultore contribuì alla rassegna delle regioni, lavorando all'icona della Calabria; nonostante le sue origini siciliane): «Alla fine degli anni '50 - ricorda Nicolini - il monumento era il punto d'aggregazione di tanta gente: militari in libera uscita, ragazzini, nonne, serve: era insomma un luogo di incontro popolare». Luogo d'appuntamento. Come è ritornato ad essere ora «grazie - aggiunge Nicolini - al recupero di quella Roma anni '50». Quell'aspetto di melting pot che, secondo Nicolini, «il fascismo ha fatto scomparire» le è rimasto addosso come un abito, non foss'altro perché, a differenza delle altre, piazza Venezia è un precipitato dinamico di flussi. Ecco allora le radici della sua «ritrovata spontaneità» insita nel Dna di questa piazza dove transitano universi paralleli. Piazza di passaggio e di appuntamento: resiste il balcone del Duce. Passano poi i giapponesi solo per capire, approfittando della vista del Vittoriano, la geografia delle griffe posizionate nel blocco successivo. E le scolaresche. Fanno capolinea gli autobus. Ci sono i musei: quello di palazzo Venezia è rinato e questa settimana s'inaugura una personale su Afro. E poi c'è il Campidoglio: matrimoni e funerali. E code fino in piazza per i grandi signori indimenticabili di Roma, l'ultimo dei quali Sordi ha come doppiato nel ricordo la partecipazione per Togliatti. Piazza con tracce di napoleonidi: palazzo Bonaparte, ristrutturato, è stato riaperto e si può visitare la tomba della madre di Napoleone, Letizia Romolino a cui il Belli dedicò pure un acre sonetto. Il potere due: a via del Plebiscito abita il presidente del Consiglio. Ecco perché oggi la «controcultura» converge lì. «Perché è il luogo - puntualizza Abruzzese - dove risulta più evidente la novità dei movimenti stessi. La piazza va oggi letta per quello che sono le manifestazioni attuali: il riflesso del popolo no global». Le infinite anime che animano la pancia della piazza. In questa strana alchimia le banche arabe fiancheggiano, senza volerlo, le proteste delle varie comunità extracomunitarie e dei gruppi sociali più disparati che lì si riuniscono, anche per polemiche condominiali. Davanti al Campidoglio e a fianco dei chioschi volanti di bibite e gelati. Spazio di protesta. E il Vittoriano diventato spazio di contesa: alcuni mesi fa ci fu la polemica sulla targa del Vittoriano fatta installare dal ministro Melandri e fatta togliere poi da Urbani. Monumento amato, odiato, adesso pare, riamato. E non solo da Pier Vittorio Tondelli che lo rievoca in «Pao Pao», come luogo della memoria legato ai tempi «fanciulleschi e formativi» della naja. Tutto merito del presidente Ciampi. E' stato lui a rilanciare l'Altare della Patria ribaltandone i significati «storici», facendolo diventare la casa degli italiani, museo del Risorgimento, proponendolo anche in chiave di gioco multimediale con il mago degli effetti speciali Carlo Rambaldi, chiamato a rianimare le lotte risorgimentali in formato Tre D. Una mossa per il bacino «giovani» che, infatti, sono accorsi. Aprendolo agli innumerevoli flussi. «Ciampi ha riempito il Vittoriano di senso, sottraendolo così alla fisicità di uno spazio vuoto a cui il destino post-fascista l'aveva consegnato» puntualizza Abruzzese. E poi dall'alto della sua posizione il Colle attira «per forza geografica» la pace. «Il Colle più di Palazzo Chigi è sensibile ai temi della pace che hanno riportato in auge la piazza - dice Nicolini. Anche perché l'Altare della patria è il luogo simbolicamente più alto della città. Prima ancora di Ciampi, l'illuminazione di Civita, l'ha rilanciato ma ancora si può fare molto per valorizzare il Vittoriano». Recuperando, secondo Nicolini, la Roma internazionale degli anni '50. Strana coincidenza con il fascismo. Scrive Vidotto che le «grandi adunate, numerose, ma non frequentissime così come i discorsi dal balcone del Duce, 64 in tutto, dopo l'insediamento a palazzo Venezia coincisero con le dichiarazione delle grandi decisioni di politica estera». Tutt'altro clima per la Roma di Nicolini, «più simile alle Vacanze Romane, alla città del lusso e del divertimento che la politica delle borgate e della fame aveva accantonato. Perché lo sviluppo economico di Roma passa anche per questo. L'aveva capito il sindaco Petroselli trasformando il parcheggio centrale in giardino». Un giardino dalla natura ineffabilmente «impressionistica».
La Stampa
8 Aprile 2003
Dalle adunate del Duce ai rap pacifisti. Piazza Venezia torna la pancia di Roma
EL
Elena Martelli
La Stampa
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
📰 Articoli dello stesso autore
La Stampa · 23 Gen 2003
Via le targhe della Melandri dal Vittoriano
La Stampa · 30 Mag 2003
Dai sotterranei al superattico, così si apre l'Altare della Patria
🔗 Articoli correlati
(stesse entità · ±2 anni)
la Repubblica · 14 Apr 2002
Le mirabili acrobazie del ministro del Tesoro Tensioni sociali e riforme al palo: per gli industriali quest'ultimo anno è stato magrissimo
l'Unità · 13 Giu 2002
Le FAQ per capirne di più
la Repubblica · 13 Giu 2002
La bella Italia che si mette in vendita
ANSA · 23 Lug 2002
Beni culturali: UIL, articolo 33 smantella sistema culturale
ANSA · 24 Lug 2002
Beni culturali: Urbani, puntiamo a triplicare le risorse
www.pierluigimantini.it · 31 Mag 2002
Le politiche delle infrastrutture nel primo anno del secondo governo Berlusconi
Panorama · 17 Giu 2002
Non si vende niente Tesori dello Stato ai privati? L'operazione del governo firmata da Ciampi lo esclude. Ecco come funziona
Liberazione · 18 Giu 2002
Lanzichenecchi
la Repubblica · 21 Ago 2002
Italia in vendita, arriva la lista . Da Pianosa ai siti archeologici l' elenco dei 'gioielli' in pericolo
www.artonline.it · 21 Giu 2002
Attualità: Per i beni culturali Sgarbi e Urbani separati in casa Le associazioni ambientaliste: Ciampi non firmi il decreto taglia-deficit
www.dsonline.it · 22 Giu 2002
Sinistra ecologista: su Patrimonio spa e infrastrutture spa propone un referendum abrogativo
il manifesto · 26 Giu 2002
Gli astuti vandali liberisti
ANSA · 27 Set 2002
Beni Culturali: Urbani, le nomine a Consiglio dei Beni Culturali
ANSA · 27 Set 2002
Beni culturali: Nuovo Consiglio; Emiliani, è epurazione
ANSA · 29 Giu 2002
Beni culturali: sciopero; Sgarbi, precari vanno assunti
ANSA · 27 Set 2002
Beni Cultuali: Associazioni: siluramenti politici
ANSA · 27 Set 2002
Beni culturali: Nomine, Cisl approva, Cgil e Uil contestano
ANSA · 27 Set 2002
Beni Culturali: Odevaine, Consiglio possa lavorare meglio
ANSA · 28 Set 2002
Beni Culturali: Chiaromonte, Urbani non si smentisce
ANSA · 29 Set 2002
Finanziaria: le misure, dal calo Irpef ai tagli di spesa