Una donna protagonista tra montagna e arte, per raccontare gli orizzonti del padre con occhi nuovi. Magdalena Messner, classe 1988, figlia dell'alpinista Reinhold, ha scelto di scalare gli orizzonti non con corda e piccozza come vorrebbe la tradizione di famiglia, ma con la cultura. Responsabile della programmazione artistica dei sei musei che compongono il complesso del Messner Mountain Museum in Alto Adige (Corones, Firmian, Dolomites, Juval, Ripa e Ortles), per il 2019 ha inaugurato un calendario di eventi teatrali e musicali che intrecciano l'arte tradizionale dedicati alla montagna. Che diventeranno i nuovi eventi di contaminazione tra forme artistiche diverse nei musei d'alta quota. Magdalena Messner, come è arrivata alla guida del Messner Mountain Museum? «Ho studiato storia dell'arte ed economia a Vienna, per poi trasferirmi per circa un anno a Roma. Per me era importante poter vedere come la cultura viene raccontata al di fuori dell'Alto Adige, che è una realtà bellissima ma un po' piccola. Nelle grandi città ho scoperto le infinite possibilità della cultura e ho respirato le atmosfere di posti nuovi. Ho sempre voluto tornare e prendere in mano la gestione dei musei che compongono il Mmm, ma non immaginavo di farlo così presto. Poi nel 2014 mio padre mi ha chiamata, offrendomi di collaborare. Ho accettato a condizione di lavorare fianco a fianco per un anno e ricominciare poi a viaggiare per il mondo e fare le mie esperienze. Ma come spesso capita, i piani cambiano. Una volta tornata non mi sono più mossa e ho sentito questo progetto sempre più mio» Quest'anno la programmazione artistica nei musei è curata interamente da lei. Come nasce il progetto? «Oltre alle mostre temporanee, abbiamo previsto due eventi, uno teatrale e uno musicale, che compongono un primo calendario culturale dei musei. Si tratta di un primo esperimento, un tentativo che però è già proiettato nel futuro. Spero si possano ripetere ogni anno, rendendoli eventi consueti» Cosa significa raccontare la montagna attraverso linguaggi diversi come quelli del teatro e della musica? «Non sono linguaggi distanti. La montagna fin dall'antichità è sempre stata un simbolo molto forte a livello culturale e anche religioso. Inoltre il teatro è un'arte interattiva molto vivace che cambia continuamente. È un collegamento che mi piace molto: anche le montagne sembrano sempre le stesse, come giganti immutabili. Ma anche le montagne cambiano, e in futuro forse saranno di nuovo un deserto. Per questo è importante raccontarle emozionalmente attraverso la musica e l'arte. Il primo evento si terrà a giugno negli spazi dell'Messner Mountain Museum Firmian e sarà uno spettacolo teatrale ispirato alla leggenda dei Fanes portato in scena dalla compagnia teatrale Binnen-I, un gruppo esclusivamente femminile» Perchè questa scelta? «Il mondo cambia e le donne sempre più stanno prendendo spazio nel lavoro e nell'arte. Non c'è ancora parità, ma passo dopo passo si sta ampliando la nostra presenza. Anche nella leggenda nei Fanes ci sono figure femminili molto forti, e le cinque attrici che compongono il collettivo sono artiste in gamba, che hanno deciso di collaborare invece che farsi concorrenza. Una scelta importante per vivere nel settore teatrale altoatesino». Un modo per raccontare un mondo, quello della montagna, ancora appannaggio degli uomini? «Il mondo della montagna è molto maschile. Questo tipo di iniziative permette di far vedere che c'è anche un'alternativa rispetto a quello che si conosce normalmente. L'obiettivo è raccontare la montagna in modo diverso e nuovo, giovane e moderno. Il 10 agosto il Castello di Brunico ospiterà il Mountain Music Festival, una nuova proposta musicale». Da dove nasce? «Prima esisteva il Festival dei popoli della montagna, ma abbiamo deciso di cambiare il format per parlare sempre più ai giovani. Vogliamo creare un evento che sia sempre più frequentato dalle nuove generazioni, ma non solo. È soprattutto un'occasione per riunire persone di diversi paesi: ogni anno scegliamo un luogo e una cultura musicale sulla quale costruiamo il programma della giornata. Il focus sono sempre i popoli che vivono in montagna, e questo ci permette di spaziare in tutto il mondo. Quest'anno abbiamo scelto il Sud America e la giornata sarà un bel mix di eventi. Oltre alla musica ci sarà la possibilità di visitare il museo con guide speciali, e poi un mercatino di artigianato e degli stand culinari per vivere un'esperienza ampia a tutto tondo. Il progetto ci dà anche la possibilità di dimostrare che il Mmm, in quanto museo della montagna, è un progetto che collega e unisce, a differenza delle montagne stesse che talvolta possono essere luoghi di divisione e confine. Il museo e la cultura devono e possono essere una piattaforma di scambio».
Corriere della Sera
28 Marzo 2019
In quota l'arte è donna. Messner Mountain Museum: la svolta contemporanea di Magdalena
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