Giunte da San Pietroburgo con altre 5 opere dell'artista, sono le «star» della mostra che si apre oggi Il velo non l'hanno mai avuto. Anzi, dal 1817, anno della loro nascita, in tutto il mondo sono diventate famose anche per questo. L'hanno «indossato» eccezionalmente in occasione del lungo viaggio da San Pietroburgo a Napoli. E, dopo una settimana trascorsa in un tir continuamente monitorato, sono arrivate ieri mattina come delle vere e proprie star. Le Tre Grazie di Antonio Canova sono il fulcro della grande mostra dedicata allo scultore simbolo del neoclassicismo che si inaugura oggi, al Mann, con un «capitale» mai esposto prima: ben 110 sono infatti le opere in esposizione, da vari musei prestatori grandi modelli e calchi in gesso, bassorilievi, modellini, disegni messi in dialogo con i capolavori dell'arte classica dell'Archeologico. Quando sono partite dall'Ermitage avvolte in una sorta velo-pellicola e imballate in una cassa speciale sono state immediatamente scortate dalla polizia e così protette sono arrivate fino al confine russo. Né hanno affrontato il lungo viaggio da sole. Il gruppo scultoreo è stato infatti accompagnato da altri cinque capolavori provenienti dal ricchissimo corridoio canoviano dell'Ermitage che custodisce la più grande collezione al mondo dell'artista italiano. I compagni di viaggio sono stati: L'Amorino Alato , L'Ebe , La Danzatrice con le mani sui fianchi , Amore e Psiche stanti e la testa del Genio della Morte . Ingresso trionfale per una volta è proprio il caso di dirlo ieri al Museo Archeologico di Napoli e «arrampicata» nella sala della Meridiana dove il gruppo sarà l'apice dell'apollinea fruizione della mostra. Si può ben immaginare la gioia del già pluridecorato direttore del Mann, Paolo Giulierini che ha lasciato a Sergej Androsov, capodipartimento delle arti figurative occidentali dell'Ermitage, il privilegio di «svelare» le Tre Grazie . Con loro, il curatore della mostra Giuseppe Pavanello. Eccole queste Dee benefiche, figlie di Zeus e di Eurinome (o Era secondo altri) che, almeno nella versione di Esiodo, si chiamano: Aglaia l'Ornamento ovvero lo Splendore; Eufrosine la Gioia o la Letizia; Talia la Pienezza ovvero la Prosperità e Portatrice di fiori. La mostra «Canova e l'antico» è intessuta di dialoghi e di storie, di relazioni tra uomini, paesi ed epoche. E la storia di questo trittico risale a Giuseppina di Beauharnais, la prima moglie di Napoleone Bonaparte che commissionò a Canova il gruppo scultoreo. Josephine non riuscì a vedere le Tre Grazie (scomparve nel 1814) ma quelli che le videro ne rimasero spiazzati. L'opera ebbe da subito un successo clamoroso, ispirando anche Foscolo che, com'è noto, per loro scrisse Alle Grazie: «Forse (o ch'io spero!) artefice di Numi, nuovo meco darai spirto alle Grazie ch'or di tua man sorgon dal marmo ». Quello stesso marmo che Canova aveva amato e ricercato nelle antichità ercolanesi e pompeiane proprio a Napoli, città che così descriveva: «...veramente situata in una delle più amene situazioni del mondo». E il suo rapporto con la «sirena Partenope» fu stretto. Iniziò un po' come facevano tutti, da giovane viaggiatore sulle tracce delle antichità anche di Paestum, finché non divenne l'artista di fama cui i regnanti e aristocrazia napoletana commissionavano opere. Come la prima che giunse in città, Adone e Venere , all'inizio del 1795, acquistata dal giovane marchese Francesco Berio e oggi ora conservata al Museo di Ginevra e inamovibile. In mostra, a ricordarla ci sarà un grande gesso proveniente dalla collezione di Giovanni Falier, talent scout di Canova (fu lo stesso artista veneto, infatti, a donarglielo). L'originale a Napoli divenne subito «evento» con deliri rock. A causa dell'affollamento, i proprietari furono costretti alla chiusura del tempietto nel giardino di palazzo Berio. Un precedente benaugurante per la grande mostra del Mann. Stamani anteprima con oltre ai citati il governatore Vincenzo De Luca, Vittorio Sgarbi, presidente della Fondazione Canova di Possagno, Maurizio Cecconi (Ermitage), l'assessore comunale Nino Daniele, Chiara Casarin, direttrice Musei Civici Bassano del Grappa. Apertura al pubblico alle 17 con il direttore generale Musei del Mibac, Antonio Lampis. Viaggio in Italia per le Tre Grazie fino al 30 giugno.