Ricordo ancora quella telefonata di due anni fa, quando un'impresa tedesca mi propose con genuino entusiasmo di montare un'enorme ruota panoramica negli scavi di Paestum. E ricordo le parole che usò per cercare di convincermi: «Immagini che vista sui templi da lassù! E pensi quanti soldi potrà incassare». Risposi, con un pizzico di orgoglio da direttore-archeologo italiano (seppure, nel mio caso, non di nascita, ma di formazione e cultura), che qui non facciamo cose del genere, dal momento che consideriamo i monumenti classici un tutt'uno con il paesaggio storico, che non va deturpato con interventi del genere. Lì per lì, gli recitai l'articolo 9 della Costituzione che insiste, appunto, oltre che sulla tutela del patrimonio, su quella dei paesaggi (eravamo nel 1947, fu un approccio visionario!). Ora, chi come me credeva che cose del genere non le facciamo, è stato smentito. Non a Paestum, ma in un altro sito Unesco: Pompei. Su Il Mattino di ieri veniva addirittura già pronosticata una data per l'inaugurazione: l'8 maggio. Se così fosse, quel giorno verrebbe deturpato il poco che è rimasto del paesaggio storico intorno a Pompei. Quel giorno una ruota di 60 metri di altezza, montata in via Plinio, l'arteria che scorre accanto alle mura dell'antica città, offuscherebbe lo sguardo di chi si aggira negli scavi e ridurrebbe un sito d'inestimabile valore culturale a scenario «artificiale» per turisti, a fondale da parco dei divertimenti. Lasciamo stare, per il momento, la questione su come distribuire gli eventuali introiti ricavati dagli utenti della ruota panoramica tra investitori privati, Comune e Ministero dei beni culturali (che, come occorre ricordare, si fa carico degli oneri di conservazione e tutela del patrimonio archeologico di cui, lì sopra, la gente godrà). Questo aspetto della vicenda, infatti, passa in secondo piano rispetto alla ferita che potrebbe essere inferta a un luogo che, per interesse scientifico e bellezza storica, non ha eguali nel panorama dell'archeologia. È pensabile che le persone che vengono forse per un solo giorno nella vita da tutto il mondo a Pompei, avvicinandosi al sito, vedano come prima cosa non il terrazzo del santuario di Venere e il Foro triangolare dove sorgeva il tempio di Athena, ma un'enorme ruota metallica? E che chi entra nel sito si trovi la vista sul golfo e sulla penisola sorrentina funestata da un intervento del genere? Che, infine, gli scavi si trasformino, per via di un intervento esterno, in quel luna-park che la gestione del direttore uscente Massimo Osanna ha così sapientemente scansato? Sarebbe auspicabile che la riqualificazione della «Buffer Zone» come prevista nell'ambito del Grande Progetto Pompei, considerato in tutto il mondo un esempio virtuoso di gestione di un sito Unesco tra i più importanti vada avanti senza derive che alla fine non generanno un valore aggiunto sostenibile. Né per gli scavi, né per il territorio.