Davanti al cantiere per il rifacimento dei basoli stradali, i cittadini dell'antica Pompei si fermavano a un bancone decorato per acquistare cibo. Nella città portuale si continuava dunque a vivere mentre tutt'intorno ferveva la ricostruzione. Ecco il segreto svelato dagli ultimi scavi nel cosiddetto cuneo della Regio V. Il bancone dell'ennesimo thermopolium (una sorta di bar con cibi da asporto) riportato alla luce presenta decorazioni definite dal direttore dello scavo Massimo Osanna «molto interessanti». Sulla sinistra, una raffigurazione della stessa taberna con uno schiavo intento al servizio; sulla destra, invece, una Nereide, cioè una delle divinità del mare tranquillo, con una cetra. Colpisce soprattutto la vivacità dei colori originari, restituiti alla vista, dopo quasi due millenni, praticamente intatti, cioè non alterati dall'esposizione agli agenti atmosferici. La vivacità cromatica supplisce alla scarsa finezza del tratto pittorico, nemmeno lontanamente paragonabile a quella dell'affresco della Leda col cigno venuto alla luce in un ambiente non lontano sempre nell'ambito della stessa campagna di scavo. «Gli ultimi interventi - spiega Osanna - stanno mettendo il luce il work in progress del quotidiano pompeiano prima dell'eruzione. Viene confermato quanto si era sempre supposto, e cioè che non è stato solo il terremoto del 62 dopo Cristo a creare questa situazione di criticità. Ma l'hanno determinata anche gli altri episodi sismici che hanno preceduto l'eruzione di ottobre, a partire dall'estate. Nella via dei balconi, riportata alla luce, ci sono case finite, che erano abitate e dove ci furono vittime, e altre con la facciata ancora grezza che si stavano intonacando. A Pompei si viveva in uno stato di precarietà alla quale si stava cercando di porre rimedio. «Una quotidianità critica che manteneva la vivacità degli impegni consueti», precisa Osanna. Lo scavo è continuato anche della casa del larario, dove era stato interrotto a causa del precario stato di conservazione della parte soppalcata. Le ultime scoperte archeologiche dell'antica Pompei sono illustrate a margine della visita al sito del sottosegretario all'Interno Carlo Sibilia. L'esponente del Governo ha partecipato alla riunione del Gruppo legalità e Sicurezza finalizzata alla verifica della governance che ha sovrinteso all'attuazione del Grande Progetto Pompei. «Ormai alla fine - sottolinea Sibilia - abbiamo un risparmio di 13 milioni con 92 milioni finanziati e spesi senza nessuna ammenda se non per qualche infrazione delle norme anti infortuni. Siamo di fronte a un modello vincente che mi auguro venga replicato in altre esperienze e in altre zone». Col sottosegretario anche il presidente della commissione Cultura della Camera Luigi Gallo e il responsabile del Grande progetto Mauro Cipolletta. «In questi anni - ricorda quest'ultimo - abbiamo messo sotto la lente di ingrandimento tutte le ditte. Non solo per evitare infiltrazioni criminali, ma anche per la sicurezza degli stessi addetti ai lavori. Sono state sanzionate solo piccole incongruenze. Non sono emersi problemi particolari».