Da aprile i murales torinesi prenderanno vita e nascerà così il «Maua», Museo di arte urbana aumentata: sarà sufficiente utilizzare una app sullo smartphone e le opere che colorano i muri della città si metteranno in movimento. Con tanto di colonna sonora. Volete provare con la balena disegnata in via Gabriele D'Annunzio 21 dallo street artist Mauro149? Potete farlo direttamente con la foto che pubblichiamo qui sopra. Basta scaricare l'applicazione gratuita «Bepart The Public Imagination Movement», disponibile per Apple e Android. Una volta installata (e dopo aver dato il proprio consenso alla geolocalizzazione), non si dovrà fare altro che inquadrare l'immagine con la fotocamera e attendere qualche secondo. E poi, lasciarsi stupire Non sempre la realtà è ciò che sembra. A volte basta un piccolo aiuto della tecnologia per mostrarcene una decisamente diversa. Dall'inizio di aprile è quello che farà il Maua, Museo di arte urbana aumentata di Torino: puntando il proprio smartphone su 46 opere di street art sparse per le periferie della città, le si vedrà mutare in qualcosa di diverso. Animazioni, video e altre magie digitali nasceranno dai murales per prendere possesso dello schermo. «Si tratta di un nuovo modello di museo, diffuso e partecipativo, capostipite di molti altri musei tecnologici del futuro», racconta Joris Jaccarino, il trentasettenne artista, fondatore e presidente di Bepart, la start up milanese che ha curato il progetto. «Attraverso modalità innovative di fruizione e valorizzazione, si offrirà la possibilità di esplorare zone meno conosciute della città». Il Maua rientra nel bando AxTo del Comune di Torino, promosso nell'ambito del programma per la riqualificazione e la sicurezza delle periferie, ed è stato sviluppato nell'arco degli ultimi sei mesi. Il primo passo è stato un workshop fotografico realizzato tra settembre e ottobre, a cui hanno partecipato 123 studenti tra i 13 e i 20 anni di età. Supportati da quattro docenti di fotografia messi a disposizione da Bepart e Camera, i ragazzi sono stati sguinzagliati per le strade di Falchera, San Salvario, Dora, Mirafiori e Vallette, con l'obiettivo di catalogare le opere di street art della città. «Ne hanno fotografate e archiviate più di trecento», spiega Jaccarino. «Tra queste abbiamo isolato le più significative, che sono state assegnate ai partecipanti al secondo workshop del progetto, tenuto tra la fine di novembre e l'inizio di dicembre a Toolbox». In questa fase sono entrati in gioco gli studenti universitari e i professionisti della digital art, selezionati in base a competenze di editing, fotografia e videoarte. Ognuno ha preso in carico un'opera, elaborando la sua nuova versione in realtà aumentata: «Nel complesso, al Maua hanno partecipato oltre duecento persone. Il bello è che siamo riusciti a coinvolgere anche venti artisti autori delle opere originali, che hanno collaborato all'evoluzione digitale dei propri murales». Il risultato è un paese delle meraviglie, popolato da creature bizzarre, a cui si accede attraverso lo schermo. A seconda dell'opera inquadrata, sul proprio smartphone si potrà assistere alla fusione tra una sfinge e un'automobile («un omaggio alla città del Museo Egizio e della Fiat») o rimanere avvolti da una barba magica che anche se tagliata non smette di crescere. Alcune opere puntano sullo stupore e sul divertimento, altre su un messaggio più profondo: sociale, etico, ambientale. «La realtà aumentata non è altro che un linguaggio creativo, esattamente come il cinema», spiega Jaccarino. «Applicata alle opere di street art, permette di dare loro una nuova vita, immaginando una narrazione che si somma al reale». Un incantesimo digitale di periferia. Il centro è stato volutamente escluso dalla mappa: «Un po' perché il bando del Comune riguardava le periferie, un po' perché la street art comunque difficilmente attecchisce in centro. È una forma d'arte che si sviluppa soprattutto nelle zone industriali ed esterne delle grandi città». Tra i punti di forza della realtà aumentata, c'è la sua facilità di fruizione. Per visitare il Maua, è sufficiente scaricare l'applicazione Bepart (gratuita per dispositivi Apple e Android), avviarla e puntare lo smartphone sulle opere. Una mappa mostra la loro collocazione sul territorio urbano: si sta già riempiendo di puntini colorati e l'obiettivo di Bepart è completarla e renderla operativa per il vernissage del primo weekend di aprile. «Sabato 6 aprile allestiremo un'esposizione lampo al Parco Peccei», racconta Jaccarino. «Stamperemo le riproduzioni di una trentina di opere, in modo che i visitatori possano sperimentare sul posto la realtà aumentata. Il giorno dopo ci sarà il tour vero e proprio, a cura di Street Art Tourino, in giro per la città. Dal 14 aprile al 5 maggio, un'altra mostra sarà allestita al Mausoleo della Bela Rosin». Torino non è la prima città che ospita il Maua: dopo un esperimento a Palermo, il primo Museo di arte urbana aumentata è stato lanciato a Milano nel 2017. «Portarlo a Torino è stato un passaggio naturale. Non solo è una città da sempre all'avanguardia nella street art, ma presenta un numero incredibile di opere che si estendono in verticale: murales che si innalzano per diversi metri d'altezza, sono i suoi grattacieli».
Corriere della Sera
25 Marzo 2019
I murales torinesi prendono vita grazie a una app
LU
Luca Castelli
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
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