Il Centro studi coinvolgerà tutti gli altri istituti riuniti nei Quartieri juvarriani in un omaggio allo scrittore C'è un filo conduttore nell'esperienza del Polo del '900 che lega le 19 realtà riunite al suo interno: l'attenzione alla storia come mezzo per interpretare la realtà e guardare al futuro. «Se abbiamo lo smarrimento attuale ha detto ieri, durante la presentazione delle nuove iniziative del Polo, il professor Marco Cammelli è perché abbiamo vuoti di memoria del Novecento». Ed è in questo senso che, per il quarto anno di attività, la realtà diretta da Alessandro Bollo si muove. Nel programma spicca «Primo Levi al plurale», nell'ambito degli eventi per il centenario dello scrittore e chimico, testimone degli orrori nazisti, che coincidono con il decennale del Centro Studi Primo Levi, ente coordinatore. «L'acuta curiosità e la penna dello scrittore ha affermato Fabio Levi, direttore del centro guidano noi lettori su terreni spesso imprevisti e anche molto lontani dai lager, aiutandoci a riflettere su di noi e più in generale sulla condizione umana». È partita così la chiamata agli altri enti del Polo del '900, affinché portino la propria visione su Primo Levi per farne emergere le diverse sfaccettature. Ne verrà fuori un evento in programma il 3 ottobre, nel quale «molti istituti che afferiscono al Polo ha aggiunto Fabio Levi proporranno i risultati di indagini specifiche sul rapporto fra il proprio ambito di lavoro e di studio e lo scrittore». Un altro passo in avanti verso la completa integrazione delle realtà all'interno dei quartieri juvarriani, passaggio complesso e non ancora risolto, incluso il possibile accorpamento con il Museo Diffuso della Resistenza. Per quest'ultimo, però, sono appena arrivati i risultati della «due diligence» richiesta da Compagnia di San Paolo, per valutare pro e contro, ci vorrà almeno un mese per studiarla e prendere una decisione, che probabilmente arriverà ad aprile, alla scadenza dell'attuale cda del Polo. Intanto ci sono i numeri, che parlano di un aumento di visite, cresciute del 18 per cento nel 2018 (rispetto al 2017) per un totale di 67.400 presenze. «Ogni giorno ha sottolineato il presidente, Sergio Soave c'è un evento. Abbiamo poi avuto offerte di numerosi archivi e biblioteche, non sappiamo più dove metterle, stiamo cercando di allargare il perimetro». Tra le ipotesi c'è una «estensione» fisica del Polo, che punta a trovare nuovi spazi fuori Torino per assumere una dimensione regionale. Nel frattempo un'estensione c'è già, ma è digitale. Perché sul tema degli archivi, che accomuna la «mission» di enti e associazioni che trovano casa negli spazi di via Del Carmine, è partita una nuova collaborazione con la Fondazione 1563. La app «9centRo», già presentata lo scorso anno e ora ridisegnata, avrà al suo interno anche i documenti del Fondo Egeli, l'Ente di gestione e liquidazione immobiliare che dopo le Leggi razziali sequestrò, gradualmente, i beni dei «cittadini di razza ebraica» (in seguito anche quelli dei Paesi nemici durante la guerra). «Ci sarà una mappa interattiva per arrivare al bene sequestrato ha spiegato Anna Cantaluppi, direttore della Fondazione 1563 ma l'obiettivo è condividere anche altri fondi in futuro». È, insomma, una sorta di «caveau digitale», come ha suggerito Andrea Montorio, ceo di Promemoria e organizzatore di Archivissima (che peraltro si terrà proprio al Polo dal 12 al 15 aprile), che tuttavia sarà aperto e consultabile. È un cerchio che si chiude nel segno della memoria, che da Primo Levi porta al Fondo Egeli attraverso il Polo del '900, realtà che punta a crescere ancora affidandosi alle numerose collaborazioni con altri enti, a Torino e soprattutto fuori.