Ieri, nel corso di una stravagante seduta della Commissione cultura, i consiglieri della maggioranza cinquestelle hanno affossato un progetto. Trasformare la Fondazione Torino Musei in «Fondazione Piemonte Torino Musei», includendovi per cominciare il Museo Regionale di Scienze chiuso dall'agosto 2013 e che, dopo infiniti rinvii, garantiscono che riaprirà entro la fine del 2019 (ma io, ammaestrato da infinite delusioni, ci credo quando lo vedo). La faccenda è surreale perché i consiglieri cinquestelle che siedono in Commissione cultura (il cui presidente è adesso Massimo Giovara, e prendete nota di questo non trascurabile particolare) hanno bocciato le modifiche allo Statuto della Fondazione Torino Musei, atte a trasformarla giustappunto in Fondazione Piemonte Torino Musei. Tali modifiche erano state concordate dall'assessore Leon con i vertici e con gli altri soci della Ftm (in particolare la Regione), e avallate dalla giunta comunale il 27 dicembre scorso. Ma non hanno soddisfatto i commissari grillini, che si sono appellati alle prerogative del Consiglio e per bocca della consigliera Pollicino hanno presentato una lunga lista di contromodifiche, di fatto rinviando sine die l'approvazione dell'atto. Ora. Il Testo unico per gli enti locali attribuisce al Consiglio comunale la competenza esclusiva in alcune materie, fra cui per l'appunto la stesura e la modifica degli statuti delle fondazioni. Quindi, per la legge la posizione dei cinquestelle è più che fondata. In concreto, tuttavia, prassi e praticità vogliono che sia l'assessore competente (nel caso specifico, quello alla Cultura) a trattare le modifiche statutarie con gli altri soci, tenendo conto delle indicazioni della propria maggioranza consiliare: così, quando il testo dello statuto così modificato viene firmato dall'assessore competente e dal sindaco per essere sottoposto all'approvazione del Consiglio comunale, tale testo dovrebbe rispondere - per quanto politicamente possibile - anche alla volontà del Consiglio stesso. Qui invece è successo che il 27 dicembre Chiarabella e Maiunagioia hanno firmato un testo concordato con gli altri soci; ma ieri, 15 marzo, il Consiglio comunale nella fattispecie la Commissione cultura quel testo lo ha demolito. E già questo, sul piano politico, è quantomeno singolare. Aggiungi che a quel punto la Leon ha immediatamente calato le brache, dichiarandosi perfettamente d'accordo con le modifiche pretese dalla sua maggioranza. Ora, la domanda sorge spontanea: ma Francesca, spiegami, se la pensi così perché hai firmato un testo che non andava bene neppure a te? Lo avevi concordato con gli altri soci, si presume su mandato della tua maggioranza: e adesso la tua maggioranza ti smentisce, e tu dici che hanno ragione, e che il testo che tu e il sindaco avete firmato è una gran minchiata? Che dovesse finire così s'era già capito a inizio febbraio, quando la questione era stata affrontata in una seduta congiunta delle commissioni cultura di Comune e Regione: allora i consiglieri regionali M5S Frediani e Bono avevano eccepito sulla modifica dello Statuto con una delibera di giunta, anziché con il voto del Consiglio; e Giovara aveva dichiarato che «la commissione comunale si prenderà tutto il tempo necessario per valutare le modifiche allo statuto». E' stato di parola, non c'è che dire. Quanto accaduto ieri in Commissione ha due conseguenze immediate. La prima è che la Regione ritira la sua proposta di legge sulla nuova Fondazione Piemonte Torino Musei: se ne riparlerà, semmai, dopo le elezioni. Seconda conseguenza, viene congelato almeno in parte il contributo regionale extra che un anno fa la Parigi aveva stanziato per salvare la Fondazione Torino Musei azzoppata dal taglio dei finanziamenti comunali: almeno 150 mila euro - ma sarebbero stati in realtà 250 mila - erano destinati nei fatti al varo della Fondazione «allargata». Niente Fondazione, niente soldi. Ma l'aspetto tragicomico della pantomima è tutto interno ai cinquestelle. Giovara e la sua maggioranza commissariale hanno sconfessato Chiarabella e Maiunagioia e il loro accordo "avallato dalla giunta comunale e dalla giunta regionale su proposta delle rispettive assessore alla Cultura". A questo punto, un'animaccia malignazza potrebbe considerare l'esito della commissione odierna come l'ennesimo avviso di sfratto che i consiglieri cinquestelle duri e puri - presieduti dall'ambizioso e onnipresente assessore supplente Giovara recapitano a un assessore «esterno» sempre più nell'angolo; e pure un richiamo neppure troppo indiretto a Chiarabella, perché non devii dall'ortodossia. Certo, simili illazioni sono infondate: lo giurano i diretti interessati, e non mi permetto di dubitare delle loro dichiarazioni. Ma ragioniamo un attimo: se un assessore viene smentito dalla sua stessa maggioranza, può ancora essere considerato un assessore? E d'ora in poi, chiunque vorrà discutere con il Comune di qualsiasi argomento riguardante la cultura potrà ancora considerare Francesca Leon un interlocutore affidabile? O non riterrà più logico e sicuro rivolgersi direttamente al consigliereassessore supplente Giovara?