ROMAIl David di Michelangelo azzoppato, con un'intelaiatura di tubi da cantiere al posto della gamba sinistra. L'Ultima Cena di Leonardo da Vinci con la figura centrale del Cristo cancellata. Provocazione che «assedia le coscienze italiane», «un pugno nello stomaco» del Bel Paese, che spinge l'Italia a «frugarsi nelle tasche per salvare il proprio patrimonio». La campagna della Fondazione «Cittaltalia» (ma ideata dalla Dentsu-Italia) per la seconda edizione della raccolta di fondi per il restauro dei beni culturali, nell'ambito delle Giornate europee del patrimonio, ha dunque funzionato, come lo slogan: «Senza il tuo aiuto in Italia potrebbe mancare qualcosa». Da ieri la Rai (uno degli sponsor delle Giornate dell'arte, dal 24 settembre al 2 ottobre) trasmette un angoscian-te «Intervallo», identico a quello della tv in bianco e nero: Caserta senza la Reggia, Roma senza il Colosseo, Pisa senza la Torre... Il bello (o il brutto, a vederla con gli occhi italiani) è che quei giudizi così attenti e preoccupati non vengono dal nostro Paese, forse fin troppo allenato ai continui allarmi sulla sorte del patrimonio artistico. La campagna ha invece colpito l'immaginario della Gran Bretagna. Il quotidiano Guardian riflette sul «David deformato»: «Un terzo dei siti culturali italiani sono in emergenza ma il governo Berlusconi, che lotta per far rientrare il deficit nei parametri dell'Unione Europea, non intende aumentare i fondi per la conservazione del patrimonio». L'lndipendent parla di una nazione in cui «i capolavori del Bernini sono familiari quanto i supermercati del posto»: «I beni culturali soffrono per una caduta di finanziamento e di interesse e per la pura stupidità di alcuni». Ben venga una campagna «che suona come una sveglia alla nazione». L'agenzia Reuters spiega come «vandalismo, inquinamento e naturale usura del tempo abbiano fatto lievitare il conto che l'Italia deve pagare per mantenere i suoi beni». In Italia, almeno per ora, le reazioni sono ben più tiepide, rarefatte. L'anno scorso l'iniziativa non raggiunse somme stratosferiche: appena 300 mila euro. Ma stavolta l'obiettivo di CittaItalia, presieduta da Giuseppe De Rita, è più ambizioso, così come la macchina organizzativa (basta consultare il sito www.fondazionecittaitalia.it) : un voto popolare e-mail per decidere il monumento da restaurare (sono in lizza, tra i tanti, la Fontana del Tritone del Bernini a Roma, il soffitto della Sala del trono di palazzo Reale a Milano, la Farmacia degli Incurabili a Napoli ma l'elenco è nutrito). E poi lotterie «Dona Vinci» in venti città, sms di solidarietà, un bollettino di conto corrente per i versamenti. L'aria economica, hanno ragione i quotidiani britannici, è proprio cambiata. Lo ammette Rocco Buttiglione. ministro per i Beni e le attività culturali: «La tutela e la difesa del patrimonio non spettano solo allo Stato ma anche ai cittadini che sono stavolta chiamati a dare direttamente il loro contributo indicando le opere da restaurare». Dagli addetti ai lavori arriva un sì e un suggerimento. Dice Anna Coliva, soprintendente della Galleria Borghese a Roma: «Buona l'idea della campagna choc, ormai per far capire occorre un'immagine forte. Penso colpirà soprattutto i più giovani. L'ideale sarebbe che gli interventi finanziati fossero poi mo-nitorati. Un po' per rassicurare sulla sorte dei fondi. Un po' per spiegare come può cambiare un bene culturale, prima e dopo l'operazione di restauro». Paolo Conti