Caro direttore, sono rimasto stupefatto dalla risentita lettera che il dottore e cavaliere del lavoro Alessandro Pasca di Magliano le ha indirizzato a causa dell'intervista «caravaggesca» che vi ho concesso. Si tratta di un macroscopico, curioso, equivoco, che vorrei chiarire. Quando mi è stato chiesto da Mirella Armiero come valutassi le parole che Pasca ha usato nei confronti delle associazioni di tutela che si sono opposte allo spostamento del Caravaggio del Pio Monte (e per le quali il presidente di Italia Nostra Napoli lo ha, nel frattempo, querelato), ho risposto: «Mi sono molto stupito che il responsabile di una istituzione seria e autorevole come il Pio Monte abbia usato un linguaggio così sguaiato e violento. Come si fa a parlare di avvoltoi? E poi, se proprio vogliamo usare questa orribile similitudine, non sarebbe più adatta per chi vive della carcassa del passato, sfruttandola e traslocandola, senza un minimo di capacità di costruire il futuro?». Ebbene, credo che chiunque possa capire che la mia seconda frase non poteva certo rivolgersi alla stessa istituzione che elogiavo nella prima frase! Notavo, invece, che l'«orribile similitudine» (coniata da Pasca, non da me) si sarebbe semmai attagliata all'industria a getto continuo delle mostre d'arte antica, alla quale ho dedicato un intero libro, scritto con Vincenzo Trione (Contro le mostre ) e uscito da Einaudi nel 2017. Nello stesso anno scrissi sul Pio Monte un pezzo, per «Repubblica», in cui si legge che «oggi questa antica istituzione, ancora viva e attivissima nella sua missione originale, è anche un luogo d'arte. Così, accanto alla misericordia corporale, ora essa esercita anche quella spirituale: la diffusione della conoscenza e della cultura. Che in questi tempi plumbei appare vitale quanto lo era il pane nel 1602». E nella mia serie dedicata a Caravaggio e in onda su Rai 5 (perché esiste anche un modo per parlare d'arte a tutti senza necessariamente traslocare quadri) ho dedicato molto tempo e molte parole di elogio al Pio Monte e alla sua storia. Forse in seguito a queste mie parole pubbliche, il Pio Monte mi ha ufficialmente chiesto di collaborare alla stesura del catalogo delle opere d'arte che possiede: una richiesta che ho accolto con piacere, come forse il dottor Pasca saprà. Ora, stando così le cose, come avrei mai potuto ritorcere contro il Pio Monte le parole (sbagliate, purtroppo) del suo presidente? Un curioso incidente, che dovrebbe consigliare un po' di ponderazione, attenzione, cura.