Egregio dottor Polito, leggendo quanto scrive sulla vexata quaestio delle Sette Opere, credo possa piacerle scorrere alcuni brani di un vecchio scritto di Cesare Brandi. In cui si discute a proposito dello spostamento di un'opera d'arte, dal titolo già di per sé eloquente: «I viaggi politici delle opere d'arte». «(...) È doloroso che un capolavoro del genere, la cui sola rimozione deve far tremare i responsabili (...) sia esposto a un viaggio (...). Si dice, la tecnica moderna fa miracoli: miracoli o no il pericolo esiste (...) nessun imballo può dare la garanzia assoluta. Gli imponderabili esistono sempre. I problemi che involve l'imballo, tanto per dirne una (...). Eppoi c'è tutta la serie dei rischi indotti dal peso, dalla mole disagevole, da tutti quei trapassi (...). Non è chi non veda che al posto della sicurezza va messa l'insicurezza, al posto della fiducia il timore(...)». Tratto da Cesare Brandi, «I viaggi politici delle opere d'arte», Bollettino dell'Associazione Nazionale «Italia Nostra», Anno VI, ottobre, novembre, dicembre 1962, pp.1-3) Brandi si riferiva alla Pietà di Michelangelo, ma penso che quel che scrive sia sufficientemente appropriato anche per le «Sette opere della Misericordia».